18 OTTOBRE 2018

Oggi voglio parlarvi dei Cadaveric Incubator, gruppo che mescola Grindcore e Death Metal, formatosi ad Helsinki, Finlandia, nel 2004. La band, un trio composto al momento da chitarra/voce, basso e batteria, nel 2017 ha rilasciato il suo primo full-length, dal nome Sermons of the Devouring Dead, tuttavia oggi non parleremo di quest'album quanto della compilation, pubblicata nel 2015 dalla Terror from Hell Records, che si chiama Unburied Morbidity. Questa release, è costituita per la prima parte dai sei pezzi di Unburied Domination, demo del 2014, e nella seconda parte dai sei brani di Resurgence of Morbidity, demo del 2005, e dall'ultima traccia, inedita, Coffin Defiler, che sarebbe dovuta essere parte del demo omonimo mai rilasciato. Questa compilation quindi rappresenta 10 anni di attività per la band finlandese.

La band al momento della pubblicazione di questo lavoro (e quindi al tempo della registrazione di Unburied Domination) era costituita da:

Necroterror: Basso e Voce

Pentele: Batteria

Humiliator: Chitarra e Voce

Unburied Domination si apre con un unisono tra gli strumenti del trio nell'intro di Massacred, una canzone veloce ed incalzante, densa e massiccia. Il brano, che nonostante la sua durata breve si presenta molto vario, presenta anche un breve assolo finale di chitarra. Il secondo pezzo Hideous Premonition non è da meno e varia su ciò che abbiamo già sentito nel brano precedente, inserendo un breakdown lento accompagnato da un solo di chitarra molto diverso dal precedente, a mio parere più interessante. Di seguito abbiamo la canzone che forse preferisco di questa prima parte della compilation, The Covenant Of Gore, che alterna un riff da un pattern ritmico chiaro e coinvolgente a giri più rapidi ed aggressivi. I successivi tre brani, Swarming Decay, Premature Necropsy e la title track del demo Unburied Domination, presentano un'alternanza tra giri tipicamente grind, molto serrati, e giri groovy più ampi e distesi, che permettono anche alla voce gutturale di sviluppare al meglio le sue caratteristiche espressive, in particolare nell'ultimo di questi brani che chiude perfettamente questa side A.

La seconda parte del disco, Resurgence of Morbidity si apre in maniera non dissimile dal lavoro che abbiamo ascoltato precedentemente sfociando però nei giri groovy del tema della band, The Cadaveric Incubator Theme, una sintesi di ciò che eseguiva il gruppo nei primi anni di attività. Nel secondo brano Rejoice in Rot vediamo il ritorno di uno stile più serrato, accompagnato anche da delle vocals più aspre, simili ad uno scream primitivo, che verranno sfruttate al meglio nella canzone successiva, Cold Casket, che amplia il brano precedente anche per quanto riguarda i pattern ritmici e la proposta sonora. Arriviamo dunque a Necrophagus Urge, una traccia che presenta un gran numero di variazioni, tra cui un'area solistica in cui vediamo un botta e risposta tra basso e chitarra. La traccia che segue, The Undead Fiend, si apre con uno spezzone dell'interpretazione di Bela Lugosi, nei panni di Dracula nel film omonimo del 1931, che conduce direttamente ad un giro lento e ampio, in cui sentiamo anche un'altra delle frasi emblematiche del vampiro interpretato da Lugosi, per poi essere trascinati in un giro estremamente rapido e tagliente. L'ultimo brano del demo, anche in questo caso la title track dello stesso, Resurgence Morbidity, ci presenta riff molto aggressivi e violenti alternati ad altri più coinvolgenti, capaci di alimentare l'headbanging più sfrenato.

Infine ci troviamo di fronte all'inedito Coffin Defiler, il pezzo che mi è piaciuto di più dell'intera compilation, di durata più lunga rispetto agli altri pezzi della band, ricco di variazioni, cambi e aree solistiche.. Si riesce ad individuarne all'interno di questa traccia le influenze Doom ed Heavy (con giri che ripercorrono pienamente le tradizioni di entrambi i generi), oltre che ai generi d'appartenenza della band. Questa canzone, dal gusto variegato, è sicuramente il fiore all'occhiello della release che si chiude in modo esemplare.

Questa compilation sicuramente sarebbe un ottimo ascolto per tutti i fan del genere e non solo per loro. Nonostante lo stacco, evidente, che separa tracce registrate a distanza di quasi un decennio tra di loro, la fruizione della compilation non ne viene intaccata ma anzi acquista valore nell'evidenziare le differenze che passano tra le due parti della release, che risulta quindi fresca e difficilmente noiosa. Unica nota dolente, a mio parere, la produzione: talvolta essa risulta inadeguata, non permettendo agli strumenti di dar vita ad un vero e proprio unisono.

Ribadisco dicendo che mi sento quindi di consigliare un ascolto a tutti, fan del genere e non,  vista anche la rapidità di fruizione di questa compilation che dura poco meno di 30 minuti.

 

Gar Ulfr

73/100