28 GIUGNO 2018

Ce ne vorrebbe di tempo e di parole per descrivere 33 anni di storia di una delle band più longeve e vive del metal italiano ma forse non basterebbe. Siamo al lavoro numero 11 dei Necrodeath, uscito nel venerdì santo dell’anno 2018 con il titolo “The Age of Dead Christ”, sarà un caso? Non credo proprio.

Già la numerologia simbolica dell’album risulta evocativa, 33 anni di carriera, album di 33 minuti con nove pezzi scomponibili a triadi. Mi fermo qua, lascio a voi lettori  personalizzare  la simbologia dietro a tutto questo.

Con questo album i nostri tornano all’antico, alla matrice stessa dell’inizio  in tutto e per tutto,  grafica, sound, stile sfoderando un album oscuro, luciferino e dedito al massacro totale.

L’album debutta, se così si può dire, con la maligna e furiosa “The Whore of Salem”, brano che racchiude riff possenti intermezzati da andamenti più lenti ed oscuramente atmosferici  per trasferirci poi nella cataclismica e furiosa “The Master of Mayhem”  per poi passare al brano che chiude la prima triade “The Order of Baphomet” un brano di stampo thrash con passaggi infernali . la seconda triade si apre con “The King of Rome” riparte con riff possenti e cataclismici anche se, probabilmente, è il brano meno riuscito e di minor impatto di tutto l’album  sia per linee vocali che per arrangiamento globale ; il secondo brano della seconda triade “The triumph of pain” invece risulta, al contrario del precedente, ottimamente arrangiato in tutte le sue parti e sfumature con liee vocali agghiaccianti, in senso positivo ovviamente, e cavernose e dove la collaborazione con AC Wild.

L ’ultimo brano della seconda  triade, “ The return of the undead” , è la maligna e dissacrante rivisitazione del classico contenuto in “Into The Macabre”, dove si apprezza l’intreccio vocale co AC Wild. La terza ed ultima triade si brani inizia con “The Crypt of Nyarlathotep “ introdotta da una melodia pacata che sfocia nelle ormai classiche sfuriate incessante dei nostri. 

Non lascia tregua neanche il penultimo brano “ The revenge  of the witches” brano che però risulta avere l’arrangiamento piu’ dinamico ed articolato dell’intero lavoro dove si intersecano perfettamente linee thrash, black ed intermezzi semi-acustici.

L’album si chiude con “The age of t dead Christ”, traccia che dà anche il titolo all’intero lavoro.  Il Brano si apre con voci infernali suffragate da un andamento lento,  cavernoso e oscuro che culmina in una sublime terra di purgatorio densa di aspettativa nella parte centrale per poi sfociare nuovamente nell’oscurità degli inferi sempre con un incedere lento ma al contempo martellante.

Alla fine il lavoro dei nostri risulta classico ma allo stesso tempo vario e  complessivamente molto ben arrangiato, anche la scelta della sequenza cronologia  della track list risulta essere azzeccata e con un nesso logico sia di song-writing che di arragniamenti.

L’album infine non è mai noioso  e procede speditamente da cima a fondo.  I 33 anni di attività non hanno minimamente scalfito o invecchiato la vena poetico-infernale dei Necrodeath che continuano ad essere una band vera, senza compromessi e, per fortuna, italianissima.

Buon compleanno ragazzi e ancora mille di questi anni. 

 

David Fattorini

80/100