21 MARZO 2018

I  ['selvə] (d’ora in poi semplicemente Selva) nascono nel 2013 dall’unione tra le menti di Alessandro, Andrea e Tommaso. Il loro primo lavoro esce nel 2014: si tratta di Life Habitual che porta definire il trio di Lodi come una delle realtà più promettenti nel post-black/screamo. Il debut album mostra una spiccata propensione alla qualità melodica e compositiva, articolando trame e arpeggi volti a trascinare l’ascoltatore nel loro personale abisso. A due anni di distanza arriva eléo, che rompe gli schemi a testate mostrando un’aggressività tra post-hardcore e black metal costruita su diabolici blast beats, furiose e caotiche chitarre unite ad un cantato più somigliante ad urla provenienti da una dimensione oscura. Una prova fuori dagli schemi rispetto a Life Habitual, che in realtà conferma l’abilità della band nel saper sperimentare, reinventare e riuscire nell’impresa di centrare ancora il bersaglio di una buona uscita. D O M A arriva ad altri due anni di distanza da eléo, in forma di EP di due sole ma corpose tracce. La prima è silen: la intro fatta di arpeggi ed effetti immerge l’ascoltatore nell’atmosfera che si respirerà per tutto il disco, un mix tra malinconia e aggressività. La batteria segue le chitarre e si fa incalzante. Un attimo di buio ed ecco che la musica esplode: è chiaro il ritorno parziale alle atmosfere post-black di Life Habitual, con l’aggiunta della maturità di un gruppo che “nel frattempo” ha calcato palchi su palchi e sfornato esibizioni live di grande impatto, aprendo anche a gruppi del calibro di Celeste o Shining. La voce arriva ed urla, si amalgama alla musica per un effetto più “post” che “metal”, per un effetto finale più che soddisfacente. Le chitarre guidano la composizione soprattutto nella seconda parte del brano, dove riffs taglienti incalzano l’ascoltatore non lasciandogli respiro, supportati da marziali blast beats, e concludono il brano con un assolo malinconico. L’assolo finale di silen si ricollega al secondo brano dell’EP, joy: esso si presenta più melodico del precedente, con il suo arpeggio ossessivo ripetuto più volte nel corso del brano e alternato a sfuriate più aggressive ed urlate. La musica vira su toni più bassi ed oscuri, il ritmo cala lasciando spazio ad un arpeggio di basso e batteria che si alternano quasi sfidandosi in un crescendo in cui si uniscono urla lontane, per poi riesplodere di un’aggressività malevola. Nell’ultima parte di brano è ancora la chitarra a condurre la composizione, snodandosi in una lunga, malinconica melodia che accompagna per mano l’ascoltatore fino alla fine. D O M A avvolge e coinvolge l’ascoltatore in un onirico viaggio verso l’introspezione. È un’EP assolutamente ben riuscito, dove le anime dei precedenti lavori si intersecano e la cui sinergia da luce ad un qualcosa di “nuovo”, più maturo. Sinergia che ha portato ad un risultato più che ottimale. 

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

88/100