12 APRILE 2018

I "Behind the shadows" sono una band attiva da moltissimi anni, precisamente entrano nel mondo musicale metal nel 1997. In principio il nome dato al progetto era "Mind mirror" e, a quell'epoca, proponevano musica death/black metal. Il principale membro della suddetta era ed è ancora Christos Tsotras (in arte Gian), originario della Grecia. 

Con i Mind mirror i nostri pubblicano ben cinque demo, fino al 2004, anni in cui la band vede diversi cambi di line up. In quel periodo ci fu un cambio di nome per la band, da Mind mirror a "Gian", semplicemente. Il motivo per cui ci fu il cambio di nome presumo sia dovuto al fatto che in quel periodo divenne una one-man band; quindi il solo creatore, appunto Gian, lo troviamo nelle vesti di chitarrista, cantante e bassista. Anche il genere subisce un piccolo cambiamento, inserendo elementi thrash nel tipico death metal suonato sino ad allora. Con questo progetto vengono rilasciati altri due demo, uno nel 2008 e l'altro nel 2011. Il caso volle che a seguito delle due pubblicazioni, ci fu un altro cambio di nome. Ecco quindi che entriamo nello specifico dei "Behind the shadows". La band a quel punto vede l'entrata in scena di altri quattro musicisti, rilasciando tre album in tre anni consecutivi: il primo full omonimo nel 2015, "Raising hell" nel 2016 e per finire "Demons" nel 2017. E' la Visionaire records ad occuparsi delle pubblicazioni.

In questo 2018 è stato rilasciato (da pochi giorni), il singolo "Become the apocalypse". Si tratta di una traccia che dura poco più di cinque minuti. Nel brano c'è la partecipazione amichevole di Doukas Siskopoulos (Bass/Lead Guitar e Produser in Music Temple Studio Alexandroupoli Grecia), Ioanna Zikopoulou (Voce femminile), Dimitris Haidemenos (Vocals), Stratos Vrahiolias (First Solo Guitar), Kiriakos Mpouloumpasis (Second Solo Guitar) e Giannis Karakasidis (batteria).

La canzone si presenta di semplice impatto, offrendoci del buon metal melodico e gradevole, specialmente nel ritornello, dove in sottofondo troviamo un cantato in growling che presta fede alla proposta originaria della band. A farla da padrona è comunque il cantato pulito che ci accompagna anche nel ritornello, lasciando quindi in secondo piano il cantato in grown. Buon lavoro di chitarre, specie verso i tre minuti quando veniamo colti di sorpresa da un piacevole assolo. Il basso si fa sentire, con la dovuta tecnica, in parti più semplici ed in altre più rilevanti, rendendo alcuni passaggi alquanto interessanti. Per quanto riguarda la batteria, nel complesso è ben composta, ho trovato un pò troppo in risalto, in alcuni punti, il suono dei piatti, rispetto agli altri strumenti sembra essere un pò invadente in alcune circostanze. 

Nel complesso si tratta di una canzone che non lascia un segno indelebile. Si fa ascoltare con interesse e piacevolezza, specialmente nel ritornello dove un qualcosa di carismatico ti spinge quasi a cantarlo insieme a loro. Tuttavia però, tirando le somme, i nostri non raggiungono un livello di composizione straordinario, non incantano l'ascoltatore lasciandolo a bocca aperta, ma riescono comunque a non crearci delusione e a non lasciarci con l'amaro in bocca. 

Forse è perchè la storia della band, in molti anni, ha visto tramutarsi, modificarsi nel genere e nel nome più volte, facendo si che non abbia mai avuto una line up solida e costante, che restiamo nella sufficienza.  

 

Fabio Sansalone