4 SETTEMBRE 2018

Nato nel 2009, il progetto June 1974 di Federico Romano è stato una iniziale sorpresa: personaggio polivalente e dalle mille sfaccettature, Federico con questo suo “Nemesi” propone dieci dei numerosissimi brani strumentali che ha composto nella sua invidiabile carriera internazionale.

Pur non facendo parte dell'ambito prettamente metal, egli si è circondato di musicisti di questo settore musicale per portare a termine il suo lavoro - che per me, amante degli strumentali, ha colpito il bersaglio, pur non centrandolo.

“Nemesi” si apre con  le chitarre sognanti di Gionata Mirai (Il teatro degli Orrori) in “Sognando Klimt”, a cui seguono di botto tutti gli elementi che troveremo nell'intero lavoro: spessi strati di Synt, batteria schiacciasassi in stile metal e grandi melodie che pervadono la canzone (pur essendo spesso ripetitive e con poche variazioni sul tema principale). In questo primo pezzo le chitarre distorte sono solo accennate ed il tutto è molto calibrato e melodico: solo la batteria dà il sentore di trovarsi di fronte ad una rock/metal opera.

Un pezzo dunque orecchiabile e piacevole che ci prepara all'ingresso di “Inoubiable”, che vede la collaborazione di Tommy Talamanca dei Sadist: qui il pezzo parte in sordina con un triste pianoforte a cui presto si sommano le potenti chitarre elettriche e la batteria a martello, puramente metal, che lasciano però spazio agli inserimenti di synt in stile Vangelis; in alcuni frangenti, poi, si sentono richiami al Brian Eno più ruvido. Il pezzo è confezionato in maniera molto accattivante e a stacchi più tirati si alternano altri più rilassati di cristallina chitarra pulita.

“Narciso” parte sparatissima con le chitarre robuste di John Cordoni dei mitici Necromass: un pezzo che, come gli altri, lega una sublime melodia di fondo a partiture più tirate; anche questo in un sali-scendi emotivo di tutto rispetto.

La canzone poi approda al mio brano preferito dell'intero lotto: “Home”,

un pezzo sognante, con una malinconica melodia di fondo che mi ha fatto venire in mente le ultime composizioni del Devin Townsend più melodico. Una canzone strumentale perfetta in cui la batteria accompagna - a tratti e senza mai strafare - le dolci melodie delle chitarre e dei Synt. Perfetta perché, pur essendo molto catchy, riesce ad essere sempre nuova anche con il suo incedere spesso rallentato ed ipnotico. Il pezzo più alto di questa intera opera dei June 1974, firmato dalla collaborazione di Francesco Conte dei Klimt 1918.

Con “Panorama” e la partecipazione di Andy LaRoche si torna su territori più propriamente Rock/Metal, dove i Synth e le chitarre distorte irrompono su tappeti di chitarre classiche riverberate e sempre melodicissime.

Il pezzo seguente, ovvero “Nothing Man”, con l'introduzione del sax di Jorgen Munkeby (Shining), sa rendere un'atmosfera soffusa e vintage in cui le sfuriate di doppia cassa si incastrano formando un accostamento melodia-velocità molto particolare, che preannuncia la canzone successiva con la partecipazione di Patrick Mameli dei Pestilence.

Qui Patrick, nonostante la sua enorme tecnica, si limita ad eseguire delle melodie molto semplici per un chitarrista tecnico come lui, su una melodia che non può non rimandare alle più famose composizioni dei Goblin: le orchestrazioni successive inoltre si sommano ai muri di chitarre rendendo tutto l'ansamble, alla fine, molto godibile ma nulla di più.

Ormai ci stiamo avviando verso la fine del CD ed ecco apparire un altro nome brillante della scena Metal: Masvidal.

Nel successivo pezzo dal titolo “Arcadia”, infatti, il mitico Paul Masvidal (Cynic) imprime a fuoco il suo passaggio regalandoci una prestazione chitarristica di spessore che spicca in tutto il pattern, soprattutto nella parte finale dei tre minuti della canzone con un assolo melodico ma molto convincente che preannuncia l'ingresso, nel pezzo successivo “Creed”, di sua maestà James Murphy (che tutti conosciamo per i suoi trascorsi nei Death, Obituary, Testament etc. etc.). La sua prestazione in questo pezzo melodico e ricco di Pathos (anche grazie all'uso di cori) è rocciosa, anche se molto contenuta e defilata rispetto alla linea melodica sempre sovrastante e quasi operistica nel finale. Un vero peccato ed un'occasione sfumata di ascoltare il famoso guitar hero in qualche suo funambolico assolo/bridge. Ci avviamo così all'ultima traccia di questo CD dal titolo “Beloved”, che parte in sordina anch'essa per poi spostarsi su coordinate tipiche di Vangelis e dei suoi Synth. In questo pezzo la batteria è assente ed il pezzo si mostra come un frammento sognante, malinconico e mistico strumentale che chiude in maniera delicata questo CD di musica interamente priva di voce.

Trovare sul mercato attuale un album come “Nemesi” dei June 1974 è un evento raro ed una prova coraggiosa da apprezzare fino in fondo ma che, se da un lato mette in mostra la grande capacità compositiva e melodica di Federico Romano, dell'altro ne mostra i limiti: egli ha dovuto infatti inserire moltissimi personaggi del mondo Metal per poter rendere tale la sua proposta, ma non se ne sarebbe sentita la necessità se anche quelle parti fossero state suonate da altri personaggi meno noti. Le melodie ci sono, come anche gli arrangiamenti e la lunghezza non eccessiva delle composizioni, ma è l'elemento Metal che sembra forzato in tutto il cd: gli inserimenti di doppia cassa e gli stoppati di quinta spesso sembrano aggiunti e non sono mai un pilastro della canzone, tanto da renderli spesso ripetitivi e poco originali.

E' un peccato, perchè ovviamente la caratura degli ospiti non è certo messa in discussione, come anche la capacità compositiva di Romano, la copertina (bellissima opera di Natalie Shau) e la produzione (moderna e accattivante); è il senso collettivo e legante che sembra mancare in tutte le composizioni.

Sono dunque certamente promossi questi June 1974 con il loro “Nemesi”e non potrebbe essere altrimenti, dati i nomi in ballo e le capacità dimostrate, ma da un album strumentale mi sarei aspettato di più, meno melodia forse(?) con uno sguardo all'estremo (non necessariamente tecnico, si badi bene) che è tipico del Metal e che purtroppo qui è soltanto accennato.  

  

 Mauro “ Micio” Spadoni

70/100