15 MAGGIO 2018

Arrivano dalla Nuova Zelanda e classificano la loro musica come “Black/Death Metal melodico” (evidenziando come a quelle latitudini abbiano forse una concezione del black/ death metal melodico piuttosto diversa da quella “europea”) questi Sciolism, terzetto composto da Allan McLachlan al basso, Dan Bernstein alla chitarra e voce e Steven Bernstein alla batteria.

La definizione che la band da della propria musica suona strana perchè qui non troverete traccia di sonorità richiamanti Dissection, Naglfar, Sacramentum o Necrophobic (band generalmente indicate come numi tutelari del tipico suond identificato come “Black/Death metal melodico“), ma ne troverete invece in abbondanza di band quali primi Suffocation, Immolation e, nei momenti più furiosi, Nile, il tutto abbondantemente irrorato da influenze di band dedite all'esplorazione del lato più “siderale“ della musica estrema quali Pestilence (periodo Spheres su tutti), Vektor e, ovviamente, Nocturnus (quelli più pesanti di The Key, non quelli più progressivi e pretenziosi di Tresholds).

D'altra parte, il logo e la grafica scelti per questo lavoro, oltre che i titoli dei brani, lasciavano già abbondantemente presagire l'interesse della band riguardo a certe tematiche ed atmosfere, tanto da far dubitare fin da subito della categoria in cui la band aveva deciso di classificare la propria proposta, dubbi che l'ascolto non farà che confermare immediatamente.

Quello che abbiamo tra le mani è l'ep di debutto del combo Neozelandese e consta di 5 brani per una durata di 24 minuti di musica assolutamente avvincente e impattante che, al di là delle classificazioni, risulta ottimamente composta, arrangiata e, cosa non da poco, interpretata con sincerità e passione evidenti, rendendo così dei brani già di per se piacevoli all'ascolto assolutamente godibili e appassionanti.

Il lavoro si apre con la breve e devastante Miology Of The Nanocephalus, dall'attaco brutalissimo (nel senso più anni 90 del termine) riecheggiante Suffocation e i Pestilence più siderali e sviluppata secondo trame che molto devono alla lezione dinamica impartita dalla band capitanata da Terrance Hobbs nei primi, seminali, lavori (soprattutto nel capolavoro Pierced From Within), grazie al sapiente utilizzo di alternanze fra parti più brutali e veloci e altre più lente e ricche di groove e atmosfera, prima che sul finale siano le influenze Vektor a farla da padrone, con uno splendido arpeggio elettrico riecheggiante sentori provenienti dallo spazio profondo, che danno al brano una profondità emotiva che lascia spiazzati ed entusiasti e rendono il brano molto più sfaccettato e interessante.

Ancora colpiti dall'inaspettato impatto emotivo del finale della traccia precedente, veniamo travolti dalla brutalità della “band track“ Sciolism, dove stavolta sono gli Immolation a riecheggiare nel riff claustrofobico iniziale, prima che un'apertura ancora in odore di Vektor, molto avvincente ed evocativa, spezzi per un attimo l'impatto del brano, che riprende però immediatamente dopo con l'assalto frontale di una strofa cui il lavoro di basso dona un delizioso tocco che risuona in egual modo dei Nocturnus più oscuramente cosmici e dei Pestilence più introspettivi. Ancora ottimo il modo in cui la band gestisce i vari cambi di intensità e di atmosfera, come ottima è la prova dei tre musicisti, che si dimostrano abili tessitori di trame death metal oscure, distruttive ma allo stesso tempo avvincenti e ricche di pathos, per un brano che, come il precedente, pur mantenendo alto il livello dell'intensità e della tensione, riesce a denotare notevoli spunti di interesse e una capacità in fase di arrangiamento assolutamente non trascurabile, visto che, nonostante un andamento mai unidirezionale, il brano, esattamente come quello che lo ha preceduto, riesce a mantenere una forte presa sull'ascoltatore lungo l'intera sua durata, tanto che a volte sembra davvero di trovarsi immersi in una colonna sonora a tinte forti evocante immagini vividissime di profondità cosmiche insondabili, portatrici di segreti nascosti nel buio tra le stelle.

Il brano successivo è nientemeno che la title track del lavoro, Released To Chaos e a differenza dei due pezzi precedenti, parte in modo più trattenuto e carico di groove e sentori cosmici, tanto da non poterci non ricordare il mai troppo celebrato capolavoro dei Nocturnus, The Key, sensazione che non ci abbandona nemmeno nei cambi di ritmo e intensità su cui si dipana il brano, almeno finchè non sono di nuovo i Vektor a riemergere tra le trame di un arpeggio elettrico in grado di generare un caos cosmico quasi tangibile, prima che uno splendido stacco arpeggiato dall'afflato straordinariamente melodico spezzi il brano in due tronconi, il cui secondo è dominato da un approccio maggiormente brutale guidato da un blast beat non estremamente veloce ma comunque decisamente sostenuto su cui la chitarra poggia con un riff melodico richiamante la prima scuola del death melodico made in Goteborg (primo rimando, pur vago, alla definizione che la band da della sua proposta) che guida con pathos sempre vivo il brano alla sua conclusione. Un brano più osato e dalla durata più considerevole, ma assolutamente riuscito.

Si prosegue con Sumus Adversus Doctrinam, la cui brutalità iniziale lascia quasi senza fiato, presi come eravamo dalla trama melodica posta in coda al brano precedente. Qui non possono non venire alla mente i Nile di un album come Black Seeds Of Vengeance, anche se l'impatto oscuro della strofa ci rimanda di nuovo alla lezione impartita dagli Immolation di Here in After o Failures For Gods, il tutto sempre immerso nell'atmosfera siderale che mai abbandona le composizioni della band, abilissima a non perdere mai ne il filo conduttore dell'album ne il proprio tocco personale, che le influenze, riconoscibilissime, non solo non scalfiscono ma addirittura esaltano e rimarcano. La brutalità del brano viene parzialmente spezzata da un evocativo quanto oscuro arpeggio che va a fare da contrasto a una base comunque pesante, prima che uno stacco più marcato sposti il brano su coordinate maggiormente melodiche, con richiami ancora una volta al death melodico più oscuro e gelido. Nuove schegge di brutalità cosmica riprendo possesso del brano, prima di dissolversi in una spettacolare e avvolgente porzione guidata da un riff finalmente echeggiante sentori di black metal melodico, brutalizzata nuovamente da una porzione finale spezzata e ricca di groove, ottima conclusione di un brano sinceramente esaltante.

La successiva e conclusiva, Experiential Empiricism si svela al nostro ascolto con un dolce e malinconico arpeggio a introdurre un fraseggio in odore di technical death metal (non distante dal riff iniziale di How Could I dei Cynic, per intenderci) che porzioni ancora in odore di death melodico cercano di arricchire di pathos, prima che siano di nuovo fraseggi molto tecnici a impadronirsi del pezzo, spazzati via dall'andamento dai richiami melodeath del brano nella sua parte cantata, dove interventi quasi avant-garde e progressivi donano un sentore molto sperimentale (ma anche un po' estemporaneo, ahinoi) alla composizione, che si rivela, in fin dei conti, la più debole del lotto, concludendo non certo nel migliore dei modi un ep fino ad ora riuscitissimo.

A quanto pare la band stessa considera questo brano come un esperimento destinato a non avere seguito, il che lascia ben sperare riguardo al percorso intrapreso dal gruppo che, se saprà dare continuità a quanto di ottimo espresso nei primi quattro brani di questo ep, non potrà che dare a noi ascoltatori un'altra realtà da supportare e seguire con estremo interesse.

Ep consigliatissimo a chiunque adori la musica brutale (nell'accezione meno parossistica e più “datata” del termine) ma con guizzi di pathos e atmosfera nella loro accezione più cosmica e siderale.

Da tenere d'occhio con grande attenzione.

 

Edoardo Goi

85/100