5 LUGLIO 2017

Bentrovati avventurieri, la musica che ascoltiamo è la colonna sonora delle nostre vite ed oggi ce la suonano i BattleX! Questa band emergente arriva direttamente dalla città del fiume Drava; Maribor in Slovenia. Il loro viaggio li ha portati qui dal loro primo EP “The Point of No Return”, uscito nell’ormai lontano 2010, ad oggi con il loro album di debutto: “Imminent Downfall” edito nel 2016. Ed è proprio di questo album che voglio parlarvi ma cominciamo da come si presenta. La band è molto giovane e l’immaginario evocato, prima ancora di ascoltare il disco, è caratteristico del trash metal degli anni ‘90; jeans, maglietta ed un logo grezzo e squadrato, che ben lascia intendere le sonorità a cui la band si ispira. La cover art dell’album però ci spiazza già da subito e lascia intendere che i ragazzi hanno ben altro da offrire. Solitamente chi ripercorre fedelmente le orme profonde di questo genere musicale si presenta con temi e colori decisi, spesso fumettosi. Invece la copertina di questo album, fatta di colori caldi, pennellate oleose e dall’impronta impressionista, ci dà un indizio importante sulla loro musica che spesso va aldilà del genere cui fortemente si ispira. Già da subito notiamo che la title track è in fondo al disco, come a volerci suggerire di ascoltare tutto prima di giudicare (ed andando avanti capiremo anche il perché). Bene! Ed allora andiamo: il disco parte con la rabbiosa “Break Your Bones” e presenta un sound molto secco ed asciutto (Dry come piace dire ai più anglofoni), non troverete i riverberoni da stadio né sulle chitarre né sulle voci. Questo di per sé offre un taglio moderno ma è nella composizione musicale in avanti che troveremo altre caratteristiche. Questa traccia in particolare non è da considerarsi un biglietto da visita da prendere come verità assoluta, difatti il pezzo era già stato presentato come demo nel 2014 e qui sembrerebbe venga riproposto in un buon remix di come venne edito allora. Il sound complessivo del disco è fatto di cassa puntata e chitarre dai toni alti, altro taglio non comune per il genere. Già dal secondo brano ”Raise Hell” capiamo che i ragazzi si sentono liberi di sforare dai binari del Trash e da qui in poi questa tendenza sarà il leitmotiv di quest’album. Come spesso accade nelle prime pubblicazioni molti di questi brani non risultano completamente inediti, ed anche questa traccia si può trovare in versione live in giro per internet già dal 2012, anno in cui i Battlex furono protagonisti del finale del Newcomer Festival di Graz in Austria. Come dicevamo prima, l’album è un viaggio della band dal punto di partenza ad arrivare ad oggi. Possiamo dunque dire che fin dai primordi la composizione musicale di questo gruppo ha puntato a darci quel di più, quella nota di carattere che seppur ancora non completamente formata sarà la vera identità di questo gruppo in futuro. Da “Final Confrontation” a “Face To Face”, all’ elegante “The Hierophant” i BattleX ci trasmettono rabbia, forza ed una buona dose di malinconia dal sapore quasi Grunge che ci ricordano quei bei dischi dei primi anni 90, segni che ci riconducono sicuramente alla loro cultura di origine che in quegli anni vedeva grandi cambiamenti nascere nella loro terra e che sicuramente avrà influenzato la loro musica nell’attuale futuro.
Andando avanti nel disco si arriva a tracce come “The Ascent”, dal sapore latino e dall’intenzione sicuramente più matura rispetto ad altre tracce del disco, che ci fa da apripista alla title track del disco, il vero punto di arrivo del viaggio: la nascita di una identità musicale. Il disco, come una lunga prefazione di un libro, punta a spiegare come si sia arrivati qui. In questo brano che rappresenta, a giudizio di chi vi parla, il punto più alto del disco troviamo tutto ciò in cui la band eccelle. Una voce presentissima una composizione semplice ma incisiva che pian piano si tramuta e ci accompagna verso sfumature moderne e d’impatto. Tecnicamente parlando i ragazzi sono adeguati ed hanno inciso il disco con pulizia e senza sbavature, in particolare ci si sente in dovere di citare la voce Jaka Črešnar, molto ben strutturata e che spesso presenta delle sfumature tipiche di chi già ha qualche anno di esperienza alle spalle, cattiva, graffiante e ben modulata, dai puliti fino a sfociare in sfumature di tecnica growl ed in vocal fry, ben strutturati e mai fuori luogo; merito sicuramente di qualche anno di esperienza live, ma chi vi scrive sente anche un pizzico di talento che speriamo non mancherà di stupire in futuro! La composizione dei questo album non è fatta di ritornelli catchy e di eccessive sovraincisioni, a voler rimarcare l’identità trash della band. Unico neo dei brani presentati risulta nel comparto compositivo solistico, dove i solo di chitarra presentati non aggiungono particolare valore alle canzoni e risultano tutti un po’ anonimi; benchè questo effetto possa essere una sfumatura voluta dalla band che tecnicamente avrebbe le capacità di incidere sicuramente molto altro. I pezzi vanno ascoltati nella loro interezza per essere ben compresi e benché si sentano gli anni di distanza tra una composizione ed un’altra il disco è gradevolissimo, un debutto ben riuscito e che piacerà sicuramente ai fan di genere che vogliono sentire qualcosa di un po’ fuori canone. In questa ottica li si potrebbe accomunare (con le dovute proporzioni) a gruppi come gli Annihilator con cui molto hanno in comune. Se l’immagine e l’identità del gruppo seguirà queste promesse in futuro avremo molto di cui parlare! Per ora spariamoli a palla dallo stereo! Horns up!

 

Matteo Musolino

75/100