13 GENNAIO 2018

Tracklist:

1. Necronomicon 02:50  

2. Evilution 07:52  

3. The Necromancer 04:44  

4. Yokai! 02:47  

5. Cyber Humans 05:38  

6. In Hell 07:30  

7. Into Abyss 13:01

“Pochi ma buoni”! E’ proprio il caso di dirlo se si parla dei Cain, band thrash/death degli Stati Uniti. Questi signori musicisti (e signori non è giusto per dire), esordiscono a Buffalo (NY) nel 2010. La band nasce per volere di Eareckson Murray, cantante, chitarrista e general manager, e Bryant Morrison, cantante e batterista. Successivamente, precisamente nel 2012, entra in scena anche Zack DeMarzio, bassista. Ecco quindi svelato il perché di “pochi ma buoni”, o per meglio dire il perché di “pochi”, per quanto riguarda il “buoni” lo andremo a scoprire nel corso della recensione. Ci troviamo quindi a parlare di una band con soli tre componenti, una chitarra/voce, un basso e una batteria/voce. Ci leviamo il pensiero citando subito alcuni nomi di band di alto calibro verso i quali, i nostri tre, traggono (in parte) ispirazione nelle loro proposte musicali: Slayer, Rush, Vader, Death, Venom e qualcun altro di cui non cito i nomi perché credo si sia già appreso il senso con quelli menzionati. I nostri rilasciano una demo nel 2011, dal titolo omonimo, uno split nel 2015, “Unholy triumvirate”, sempre nello stesso anno il primo full lenght dal titolo “The Ravaging”, nonché un single intitolato “Evilution”. Nel 2017, invece, viene rilasciato “Into abyss” (l’album in questione), in modo indipendente, quindi, al momento, la band non si appoggia a nessuna label. L’artwork di questa seconda release, cosi come nella prima, è caratterizzato da colori molto accesi, caldi e di forte impatto visivo. Difficile non restare a soffermarci sull’artwork per qualche tempo, prima di immergerci nell’ascolto delle tracce. Una copertina che presagisce in modo netto e chiaro la violenza e potenza che andremo ad assorbirci di li a non molto. Una sorta di atmosfera ‘’aliena’’ contornata da strane creature che circondano un pianeta prossimo alla esplosione.  Una entità intenta ad annientare, si suppone, la terra o comunque un pianeta. Una sorta di ‘’allacciate le cinture’’, questo sembra volerci fare intendere l’artwork. E non è affatto sbagliato; prima di passare  alla parte musicale di ‘’Into abyss’’, è veramente consigliabile mettersi al riparo da possibili ‘’schianti’’ sonori… seduti comodamente, con luce soffusa e possibilmente con un impianto di tutto rispetto senza nessun altro rumore in sottofondo.

‘’Necronomicon’’ è la prima traccia, il titolo è già un programma! Sono 2 minuti e 50 secondi di durata ma, credetemi, ne vale il doppio. Una chitarra molto intrigante e oscura apre le danze. Il suono viene ben presto accompagnato dalla batteria rimanendo per circa un minuto costante e intento a crearci uno stato d’animo di angoscia (come per dire: cosa diavolo sta per scatenarsi?). E ben presto, quello che sospettavamo in quello stato di ansia, ci si presenta davanti come un carro armato. Una esplosione di suoni ci entra dentro prepotentemente. Una ritmica tipicamente death si unisce ad un drumming martellante e veloce, accompagnati presto da un assolo di piccola durata ma intenso. La voce molto aggressiva ed uno giro di basso molto piacevole verso la fine ci fa raggiungere quello stato di completezza a livello uditivo. La seconda traccia, ‘’Evilution’’, parte in modo molto carico con un grido cupo del cantante. Questa traccia, nonostante i quasi 8 minuti di durata, cosa un po’ insolita per il genere proposto, è stata composta in modo molto intelligente. L’alternanza di thrash e di death, con passaggi di basso fantastici e ritmiche alquanto cariche, fanno si che non manchi proprio nulla all’ascoltatore. Il cantato urlato, passaggi da violento a tecnico, giri di basso che cercano, prepotentemente, di entrarci nella mente e assoli degni di essere seguiti con il dovuto godimento, anche se questi sono di breve durata, sono quanto di più vario e ben sincronizzato ci si possa aspettare da una band di tale genere musicale. I minuti scorrono veloci, nella testa il caos si è già addentrato. La voglia di proseguire l’ascolto inizia a farsi più viva. ‘’Necromancer’’, dalla durata sopra i 4 minuti e mezzo, presenta ritmiche prevalentemente death con doppia voce, una delle quali è più growl.  La batteria è martellante per un bel po’. Giunti ai 2 minuti c’è uno stacco, i suoni riprendono una scia più thrash, proseguendo in modo meno violento ma comunque con una certa aggressività. Non tarda ad arrivare un assolo piacevole nell’ascolto, anche se non molto originale. ‘’Yokai’’ è la traccia centrale; la traccia giusta da inserire nel mezzo del viaggio direi. Inizia con chitarre accattivanti seguito da un cantato molto aggressivo, rabbioso. Sonorità alquanto death esplodono poi in una batteria molto veloce a tratti. Canzone di poco meno di tre minuti, nella quale c’è una completezza a livello musicale. Non manca il breve assolo, cosi come uno stacchetto di batteria davvero piacevole e tecnico. Alternanza di velocità e momenti più calmi (se cosi vogliamo definirli) fanno si che la traccia termina in un batter d’occhio. ‘’Cyber humans’’, per circa due minuti, ci propone un duetto chitarra-batteria non da poco. Con ritmi abbastanza veloci. Dopo questa sfuriata il cantante parte molto carico e aggressivo, come se le sue corde vocali volessero risultare ‘’minacciose’’. Ad un certo punto il ritmo si calma come per darci un po’ di quiete mentale, per poi ricaricarsi nuovamente. ‘’In hell’’ parte già con cattive intenzioni, in modo veloce, con una sfuriata di poca durata. Prosegue con ritmi un po’ più lenti, dandoci nuovamente quella sensazione di angoscia, come se volesse incutere ansia e paura all’ascoltatore. Il cantato stavolta è più stridulo, lasciandoci un po’ sorpresi per come ci siamo abituati a sentirlo nelle precedenti canzoni. Alternanza di ritmi di varia velocità presenti anche in questi sette minuti e mezzo. Altra canzone di durata sopra la media. In questa traccia, come anche nella precedente, il basso compie un lavoro sublime, come d’altronde tutti gli altri strumenti, che sono così ben amalgamati l’un l’altro e sincronizzati con intelligenza che risulta davvero difficile non provare piacere durante l’ascolto di ogni singola canzone.  Si giunge quindi all’ultima traccia, ‘’Into abyss’’, che prende appunto il titolo dell’album. E rullino i tamburi… Ben 13 minuti di durata. Tanti, sono davvero tanti 13 minuti. Canzoni troppo lunghe, a mio avviso, sono alquanto ‘’rischiose’’. Soprattutto se parliamo di generi come thrash e death, portare un brano a tale durata potrebbe risultare un azzardo. Il brano, invece, è composto in modo molto gradevole. E’ molto vario e racchiude, se volgiamo dirlo, tutto ciò che ci hanno proposto andando all’indietro nell’ascolto. Ogni strumento è ben calibrato in tutto l’insieme. Sono presenti parti più death con sonorità thrash aggressive ma anche piacevoli se pensiamo a dei giri di basso e brevi assoli che danno una leggera sfumatura melodica di tanto in tanto. Arrivare alla fine della traccia, come se questa avesse una durata di 4 o 5 minuti, è qualcosa di davvero eclatante. ‘’Pochi ma buoni’’, già. Ecco svelato il perché della parola ‘’buoni’’. Tre persone, tre musicisti che ad ascoltarli ci viene da immaginare una band composta da sei persone, altrochè. Per gli amanti di generi thrash e death, sono riusciti a creare un album con tutti gli elementi necessari per far si che il nostro ascolto, alla fine di tutto, diventi un inno alla soddisfazione dell’udito. Clamoroso, credo che questo sia il termine esatto da usare per questo ‘’Into abyss’’. Se proprio devo essere pignolo, posso aprire una piccola parentesi esprimendo un pensiero su quanto originalità si può trovare nell’album: non molta. Non ci troviamo di fronte ad una band che ha creato un sound nuovo, non parliamo dei Cain come di musicisti che hanno ‘’inventato’’ un genere, o sottogenere se si preferisce, mescolando death e thrash. E questo, per quanto mi riguarda, non è neanche un punto negativo, soltanto IL motivo per cui non raggiunge il massimo dei voti. Ma, c’è un ma, i nostri, nonostante propongono musicalità non ‘’nuove’’  ma neanche dal sapore di già ascoltato, direi che di osare hanno osato. Hanno osato nella durata di alcune tracce, non molto nella norma parlando dei generi sopracitati, hanno osato nel voler fare un full lenght con poche tracce, sette in tutto, ma alcune davvero lunghe che, se divise a metà nella durata, avrebbero potuto sviluppare un cd con 10 o 11 tracce di durata media tra i 4 e i 5 minuti. Nonostante ciò, non annoiano a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e-, non ti viene il mal di testa ascoltando l’album per intero perché hanno saputo creare davvero un’alternanza di suoni. Tra ritmi veloci e quelli meno veloci si ha la possibilità di goderci appieno l’ascolto senza avere la sensazione che nella nostra testa stiano entrando note aggressive e ultra veloci troppo in fretta e senza possibilità di prendere fiato. In tutta la aggressività, potenza, velocità, angoscia e quant’altro di emozionante possa creare dentro di noi ‘’Into abyss’’, riusciamo dall’inizio alla fine a recepire tutti gli strumenti alla perfezione. Non veniamo sopraffatti da uno stato confusionale, al contrario, chitarra, basso, voce e batteria sono dannatamente in ordine tra di loro e chiari nel proprio suono. Questi tre musicisti hanno fatto non un buon, ma un ottimo lavoro. E’la dimostrazione pratica che non occorre aggiungere altri membri alla band perché solo loro tre riescono a scatenare un putiferio degno, davvero degno, del genere. Professionisti, è questo quello che sono. E ci sono molti dettagli che lo dimostrano, uno dei tanti sono i momenti di solo basso che vengono inseriti, seppur di breve durata, in alcune tracce, mentre nel complesso, ogni strumento è suonato in modo magistrale. Da amante del death metal e anche del thrash metal, e soprattutto se lo siete voi, non consiglio solo l’ascolto dell’album ma, bensì, di fare vostro il cd aggiungendolo alle vostre collezioni.

 

Fabio Sansalone

93/100