E chi ha mai detto che si è troppo vecchi per fare del buon vecchio thrash metal a mestiere? Il metal non ha durata, non ha fine, ma ha solamente ottimi inizi sviluppati nel tempo fino a dar vita a un pezzo di storia scritto nel libro delle sonorità. A volte capita di dover lasciare a metà i propri lavori ben avviati per causa di forza maggiore, capita di doverli chiudere nell’armadio dei ricordi per qualche anno prima che vengano rispolverati per poter essere ripresi; E non è detto che una volta ripresi non diano la carica necessaria per riproporli e concluderli con la grinta adatta. Un esempio lampante? Beh, gli Infrared: una band fondata in Canada (Ontario) nel lontano 1985, quando le punte di diamante del thrash metal che conosciamo oggi si facevano strada nel mondo, come gli Slayer, i Metallica, i Megadeth e gli Anthrax. Questi quattro ragazzi thrasher furono già famosi all’epoca avendo dato vita a pezzi come “No Peace”, “T.O.C.”, “Social Grace” e “Thoughts Caught” ricevendo fama sufficiente ad espandere il loro nome; Ma nel 1988 presero strade diverse, assumendosi le responsabilità della propria esistenza che avrebbero portato questi elementi a crearsi una vita. Nel 2014, dopo 27 anni la band decide di riunirsi per completare il lavoro lasciato a metà, ricongiungendo le loro strade e dando vita, nel 2016, a un full lenght di 11 tracce: “No Peace”; Un tuffo nel passato con un sound che riporta alla mente gli anni d’oro del thrash più puro. Gli Infrared sono tornati più cattivi che mai!

Il suono di un caccia bombardiere porta con se la scia di “Inframental”: un intro completamente strumentale composta da roventi schitarrate, un adrenalinico basso e sonore percussioni palesemente thrash anni 80’. Un inizio accattivante per questi ‘ragazzotti’ che sembrano non accusare minimamente gli anni sulle spalle, mostrandoci la loro giovane aggressività con un loro pezzo storico: “T.O.C.”; Una track colma del thrash più profondo, che fa da base alla possente dote vocale del frontman. A quanto pare questo pezzo, inciso nella seconda metà degli anni 80’, fa ancora presa sul pubblico con la sua solenne energia. La velocità diminuisce ma la possenza sonora raddoppia con la title track “No Peace”: un riff maledettamente ruvido spalanca le porte alla fusione ritmica tra basso e batteria, completando un intro concretamente pesante. Inutile descrivere l’eterna voce del singer che gareggia magnificamente con l’intera track. Si scopre che di energia ne hanno ancora da vendere quando parte a cannone “My Good Will” che carica per bene il pubblico con un sound infuocato da fiamme heavy/thrash. Le bombe di questo caccia, pilotato da questa rovente band, piovono come se non ci fosse un domani! E la ritmica introduttiva di “Social Science” funge da conto alla rovescia, prima che altre testate vengano rilasciate da un riff senza pietà, incitato dall’adrenalinica band a sganciare le sonorità più spinte; La track scorre fluidamente, ma la suspance del thrash più massacrante si fa intenso al rilascio dell’esplosiva “Cliche”: al contatto col suolo provoca un onda d’urto estremamente potente. Un ritmo ancora più spinto e veloce travolge il pubblico con i suoi cambi di tempo, con un fedele riff che lo segue attentamente, completando il pezzo con la stessa energia col quale è iniziato. I motori sono ormai caldi per partire con la sfrenata “Some Kind Of Disease”: la band non si è posta limiti con questo pezzo, rompendo l’ampolla che racchiudeva l’essenza del thrash più energico. Sonorità sempre più spinte, armonizzazioni ben adattate e soli di salda struttura rendono questa track il nucleo dell’album. Avete pochi secondi per riprendere fiato prima che “Down Below” vi travolga di nuovo con un' infinita valanga sonora, ben radicata, anche stavolta con piccoli cambi di tempo che mozzano il fiato al pubblico durante l’intera durata della traccia: puro thrash rudimentale ben sperimentato. Un arpeggio elettrico apre la maestosa “Ultimely Storm”: un intro eccellente composta da una profonda armonizzazione e da un riempimento di basso e percussioni non indifferente, che aprono la strada al solo iniziale che trasporta il pubblico nella track. Ricca di colpi di scena, soli e un mordente sound degno di nota che si prolunga per 6:35 minuti, prima che faccia il suo ingresso “Thoughts Caught” presentandosi in maniera ammirevole con le sue sonorità; Un'altra bomba viene sganciata con questo pezzo carico di metallo pronto ad esplodere, con la sua parte prevalentemente strumentale. E ovviamente in un album colmo di esplosività non si poteva chiudere in modo migliore che con “In Seach Of”: una ballad non troppo ‘ballad’, visto che la possenza metallica non muore neppure in quest ultimo pezzo interamente strumentale. Una band ben strutturata che ci saluta accompagnando un solo meravigliosamente incastonato in questo puzzle sonoro.

Dopo lunghi anni di attesa, gli Infrared sono riusciti a prendere il loro lavoro e a portarlo a livelli estremi. Hanno dato vita ad un album ricco di adrenalinico thrash datato  1985, mettendo in piedi un progetto che magari inizialmente fu solo un sogno, ma che oggi è pura realtà. Sonorità annali rivisitate in maniera a dir poco perfetta, dando modo a chi non ha vissuto quegli anni di immergersi in essi e gustare lo stile dell’epoca. Le porte sono state aperte per “No Peace”, il debutto della band avrà tanta strada da fare, ma con un album come questo c’è solo da spingere il piede sull' acceleratore!

 

 

Marco Durst

80/100