"Lord of the Thrash" è il secondo album dei McDeath uscito nel 2015. Sono un quartetto thrash metal tedesco di Dortmund  formatisi nel 1998 ed hanno pubblicato l’album di debutto "Spit of Fury"  nel 2006. 

La loro seconda opera porta avanti il loro progetto thrash metal al seguito delle band che facevano parte dello Bay Area Style con i tipici riff al fulmicotone e i ritmi serrati del genere, sebbene il tutto correlato da passaggi melodici  e momenti semi-ballad.

La prima traccia "Baptized in Black" inizia con una intro melodica decisamente bella per sfociare in un perfetto amalgama di riff veloci e batteria up-tempo furiosa. Il cantato sebbene resti legato al genere è comunque sempre piacevole con il ritornello orecchiabile.

"Reborn" prosegue con  il thrash metal in un altro pezzo a mio sentire forse anche  migliore del precedente, mentre la title track  a seguire porta la musica ad un punto decisamente più aggressivo anche con il cantato meno incline alla melodia del solito. I solo procedono brevi e stridenti come si deve.

La tensione non accenna a  diminuire con l’arrivo di "Evil Lyn"  dove le chitarre corrono ad inseguire la batteria in una  corsa selvaggia fino ad arrivare all’ assolo finale,  si melodico quanto breve.

"Metal Diplomacy" presenta un cantato cattivo e delle chitarre pesanti che si muovono però a velocità mid-tempo variando così un poco dallo stile iniziale. Il pezzo è ben strutturato compresa la parte finale  con un bel assolo.

"The Wytchhunter" è un mid-tempo iniziale  che diventa poi più tirato  con vari passaggi di chitarra e batteria in up-tempo.

"Stronger than all" è un  up-tempo che confluisce in un mid-tempo centrale con un bel assolo melodico ad impreziosire il pezzo il quale si velocizza notevolmente nel finale.

La cattivissima e veloce "Through Hell" ci fa scuotere la testa senza indugio, portandoci per l’ennesima volta nel giro infernale dei riff up-tempo. Molto bella la parte strumentale centrale e l’assolo che segue in un crescendo  notevole.

"Pale Grey Sky" è un brano che si distingue da un inizio lento e un cantato quasi melodico e prosegue senza raggiungere velocità eccessive, completo di assoli molto gradevoli e ben eseguiti per finire con una parte vocale corale che da un tono epico al finale.

La bonus track "Kingdom of the Dead" ci porta ad alta quota con un ritmo cattivo anche se non troppo veloce  e un cantato più malvagio del solito.

In sostanza il risultato di questa opera e senz'altro positivo, dove i brani presentano il dovuto tributo al genere pur avendo una certa dose di originalità che non guasta.

Non siamo di fronte ad un capolavoro ma i ragazzi sono bravi e meritano di essere ascoltati.

 

Triplax

80/100