Genere:  speed/trash metal con influenze punk e rock

Data di rilascio: aprile 2016

 

I Mindwars sono una band trash metal formatasi nel 2013 da Mike Alvord (precedentemente negli Holy Terror), Roby Vitari (Jester Beats) e Danny Z Pizzi, due ormai famosi musicisti italiani. Nati con lo scopo di ridare vita allo stile musicale degli anni 80, il loro stile è decisamente influenzato anche da elementi punk e rock. 

Il loro album di debutto è stato rilasciato nel 2014, ma si rivela più interessante il loro ultimo lavoro Sword of Secrecy.

‘The very word secrecy is repugnant in a free and open society, and we are as a people inherently and historically opposed to secret societies, to secret oaths and to secret proceedings…’ così inizia il primo brano che ha dato nome al progetto, Sword of Secrecy. Già il videoclip si mostra molto interessante e con un’azzardata nota politica, ma quello che colpisce è il ritmo del brano. Via via più frenetico, con dei riff molto ben riusciti; sembra un brano molto individuale, non una mera copia degli Holy Terror ai tempi d’oro.

L’album continua con Cradle to Grave: tonalità più cupe, riff ben omogenei, ma si nota fin da subito quale sia il problema principale di questo album. Mike, per sua stessa ammissione non è cantante ma chitarrista, e si può notare che il suo tono di voce stoni con lo stile adottato. 

Lies, a seguire, con Helpless, si rivelano ben più interessanti: molto più individuali dei brani precedenti, mostrano più distacco dagli Holy Terror. Meno trash, meno speed e più heavy metal delle origini, con una nota grunge. Brani meglio riuscito del precedente, particolarmente apprezzabile l’assolo centrale in Lies e la discesa di scala in Helpless.

Twisted e Scalp Bounty ci fanno ritornare nel pieno trash metal; se il primo risulta più tradizionale, il secondo mostra in pieno la sua violenza e infonde una scarica energetica.

Rest for now (for tomorrow comes), brano particolare con influenze doom, si rivela fin da subito un ibrido forse non troppo ben riuscito  in alcuni punti, ma in generale piuttosto ben amalgamato tra i due generi. Costringe l’ascoltatore a tirare fiato dalle spietate scariche riff precedenti, ma conquista con gli assoli.

No Voice non mostra nulla di nuovo dai brani più tipicamente anni 80 di questo album; invece Prophecy è il pezzo forte. Brano psichedelico e conturbante sin dall’inizio, cattura l’attenzione con una voce ben pulita e un ritmo molto accattivante. Meno speed, più progressive, l’assolo centrale risulta particolare e più originale. 

Classica e ruggente, Release Me trasporta nuovamente l’ascoltatore nell’epoca trash. Interessante il connubio tra la voce di Roby, cupa e violenta, con quella di Mike, decisamente più marcata. 

L’album si chiude con Transporting, brano strumentale accompagnata da una suadente voce narrante. Decisamente più grunge, rimane l’esperimento meglio riuscito di questo album, riuscendo nell'intento di mostrarsi sempre nuovo.

E così finisce questo progetto. Nonostante alcune pecche (alcune stonature del cantante, le liriche a volte troppo monotematiche), si rivela essere un ottimo punto di partenza per il trio nel distaccarsi dal loro passato. Incoraggiante la creatività e il coraggio nel presentare elementi totalmente al di fuori dalla loro scelta stilistica.

 

 

Lila

65/100