30 DICEMBRE 2018

Avete mai nostalgia del passato? Qual è il nome del gruppo che abbia influenzato in maniera profonda la vostra cultura musicale? 

Ecco, sono in momenti come questi che m' auguro che non abbiate potere, pecunia e volontà di riportarlo sul palco  incoraggiando, magari,  la produzione d' un full- lenght creando un “hype" ( termine che evito d' utilizzare, per eccesso d' idiozia) oltre le aspettative.

Scrivere queste righe è una reale sconfitta. Le premesse per questo “Hurt as a shadow" sembravano strabilianti: un Anders Björler ( At the gates, The Haunted) alla chitarra pronto a sostenere una reunion dal valore inestimabile per la scena di Gothenburg delle scorse decadi. 

Non avevo mai sentito nominare i Pagandom e poter avere accesso a dei brani distribuiti dalla Gain/Sony  22 anni dopo “Crushtime” ,primo lavoro integrale, pensavo potesse essere se non entusiasmante, almeno interessante; un paio di live degli anni 80 ai tempi del loro demo e lo scioglimento nel 96 e sì ero davvero convinta. 

Le note della prima traccia “Forever" spengono la volontà della sottoscritta: thrash con influenze modern metal. Due secondi di vuoto, un muro sonoro compatto, preciso, ma senza anima investe le cuffie lasciando il cuore impertubato. Mai mi sarei aspettata dei Metallica nordici che abbiano consultato i Linkin Park prendendo a calci nel sedere Shinoda e che richiamino sonorità “rock alternative anni 90”. No, non ci siamo, 

m' aspetto riferimenti ai Jane' s Addiction, ma senza Navarro ( sospiro di circostanza).

L' ascolto prosegue sulla scia di strutture simmetriche, accattivanti, catchy per un pubblico che non abbia l' anima trita e ritrita di quella “freschezza” già sorbita parecchi anni fa. 

Possibile che l' unico brano apprezzato possa essere una breve, strumentale ed indolore “Breather" perfetta nel dare respiro e dinamica ad un cd con troppi pezzi simili tra loro?

Grande perplessità anche nei confronti della title track priva di quella scintilla e genialità e del fascino di un insieme di frasi e note che dovrebbero dare corpo, spirito ad un lavoro adulto, maturo, fortemente sentito e vissuto. 

La produzione è glaciale, impeccabile, ma l' anima di Göteborg è solo uno specchio per allodole, il brutto è che in realtà questo lavoro sia stato concepito ed impacchettato a dovere: abbiamo groove, un Christian Jansson al microfono con una buona espressività, riff interessanti, ritmica precisa; eppure manca qualcosa a mio avviso. 

Non sarà un cd che influenzerà la prossima generazione, anche se riconosco che in realtà sia soprattutto un fattore legato al gusto soggettivo: direste mai che questo gruppo abbia contribuito attivamente a concepire e a creare il melodic death metal per come lo conosciamo? 

Ho provato anche ad analizzare i testi pur d' aggrapparmi a qualcosa ed elogiarli, sarò complessa, ma non ho trovato frasi articolate ad arte, profonde, con spunti di riflessione pur volendo trattare di critica sociale.

43 minuti e 24 secondi primi per 12 pezzi che sarebbero potuti diventare una vera bomba. Peccato. 

Davvero, un' ottima opportunità persa per un gruppo che avrebbe attratto a sé riflettori e buona fetta di pubblico europeo.  

È un cd consigliato ad un pubblico giovane ed orientato a sonorità più NWOHM, new metal, rap metal, punk rock e pop rock. 

Confido in altri lavori e nei live anche se per tutte le volte che io abbia avuto premura d' ascoltarlo attentamente, non credo in futuro di poterlo indicare tra i dischi di mio gradimento nonostante demo e cd precedente li abbia davvero apprezzati. 

 

Alessandra Varla Paboli

60/100