25 OTTOBRE 2017

"The King Must Die", probabilmente siamo più affini ad associare tale nome al famoso romanzo storico di Mary Renault o al brano scritto e interpretato dall'artista Elton John,invece è anche il nome del gruppo di cui voglio parlarvi.
La Saint Francisco Bay Area ha un esperienza trentennale in quanto alla formazione di gruppi nel mondo metal, il percorso dei TKMD, però, inizia nel 2011. La formazione è sempre rimasta la stessa, a distanza di sei anni:
Doggie: Alla voce; Corky Crossler: batteria; Mike Sloat: chitarra; Kent Varty:  chitarra e infine: Scott Paterson al basso.
Il loro esordio avviene nel 2014 con il full lenght "Sleep Can't Hide The Fear". Tornano un anno fa con 10 brani dalle sonorità thrash "Murder All Doubt".
Nei generi estremi come il death metal e il thrash, possiamo etichettare la California come la patria delle "mescolanze" più o meno riuscite. Unioni che cercano sempre di unire suoni old school ad altri di attitudine più moderna. Proprio come nel caso dei TKMD. L’esito di questo mix è un ritmico un po' anni novanta con solos classici alternati a vere e proprie botte di adrenalina e tanta modernità, come citavo sopra.
Il Frontman "Doggie" con questa seconda autoproduzione, ha fatto un gran bel lavoro, con un vero e proprio vortice pregno di abbondante groove. Alcuni dei brani (In Blood; Reflection spills) sono la giusta via di mezzo tra Testament e Machine Head, ce li risento molto.
"In Blood" utilizza un feroce riffing di caricamento e una batteria dinamica. Su "A New Hell You Embark" utilizza tanti ritmi  stretti e pieni di riff. Scelta coraggiosa dato che i bassi lasciano spazio a una serie di riffing nella sezione iniziale mantenendo l'energia nel finale per uno sforzo quasi imprevedibile che migliora andando avanti. Nella seconda metà dei brani troviamo delle intro decisamente più lente: "Broken", infatti, presenta un tamburo piuttosto energico e pungente che man mano si scompone per poi riprendersi verso la fine, ritornando su una pista forte e coinvolgente. 
Nel suo complesso, quindi, direi un Set Up decisamente piacevole per quanto riguarda l'energia che ripercorre le tracce.
Anche se, va detto, è tutto molto in linea con il precedente album, Murder All Doubt non ci ha offerto particolari miglioramenti stilistici. Restano fedeli, per gli amanti del genere, al thrash un po' nostalgico ma allo stesso tempo cercando di inserire sonorità di tendenza.

 

Noemi Di Marco
70/100