12 LUGLIO 2017

“Parole sprecate”, come recita la traduzione letterale del primo full-length, uscito per Volcano Records & Promotions nel 2016, appartenente alla band di Milano Breaking Larsen Theory. La band è formata da “Phil”, che imbraccia microfono e chitarra ritmica, “Teo”, con la sua chitarra solista, “Aiden”, con basso imbracciato e microfono per i cori, nonché addetto agli effetti speciali, e “Jody”, dietro le pelli. La band, dopo svariati cambi di lineup, pre-produzioni in sala e vari live di presentazione, ora possono continuare a diffondere il verbo col loro primo full-length, fatto di influenze artistiche riconducibili a gruppi come Plebeian Grandstand, This is Menace, Mudvayne, Drowning Pool o Enter Shikari. La voce acuta e straziante di Phil si immedesima nell’inconscio dolore dell’incomprensione. “Every Road I’ve Kept Alone”, “Wasting Words”, “On the Cruel Real” e via dicendo sono quei classici titoli di canzoni che lasciano subito intendere questo sentimento del contrario, di un leopardiano dolore dell’anima, di un cinismo che dà vita all’ineccepibile meccanismo del far incanalare l’arte interiore nell’etere concreto, fra tutti gli altri geni maligni ed ingannatori del mondo.
L’album, in sé, è un album che nasce dal voler far avvertire la sparizione dell’anima ed il vuoto interiore creato dai cosiddetti “altri”, capaci di forzare le valvole di sfogo di vapori d’oscurità. Oscurità che, musicalmente, si traduce in scale di do, re e sol minori, in un alternative metal che quasi diviene nü metal per l’aggiunta di elementi elettronici, melodic hardcore e pop, come si può avvertire in “Picture of You”, canzone piena di sentimentalismo alienante.
I pro di questo album sono il voler riprendere una ormai dimenticata influenza nü metal nell’alternative metal, sicuramente provocante e stuzzicante le corde musicali dei più giovani e adolescenti, attaccati ai loro idoli di sangue (es. My Chemical Romance, Bring me the Horizon, Northlane, Sleeping with Sirens, Pierce the Veil, Slice the Cake, Make Them Suffer, Rings of Saturn e via specificando fra i vari -core più POPOLARI).
I contro di questo album è il rischio atto a voler far avvertire per forza quest’anima sfuggente alla sua autopercezione, portando quasi il recensore a spiegare i motivi di questa esteriore quasi-neutralizzazione di quest’ultima circa la riuscita di registrazione. Infatti, globalmente – e senza nulla togliere alla sofisticatezza delle parti industrial/drum ‘n’ bass, specialmente in “B.L.T.”, canzone autoreferenziale, e della non-canzone, “Metastasis (Intro)” – i brani dell’album nel loro concept, dedicato a questa ribattente oppressione del realismo, risuonano troppo bruti, troppo freddi, fornenti percezione di assenza di anima, specialmente la voce di “Phil”, che quella è e resterà per sempre, modellata sull’unicità di UN SOLO stile. Scelte artistiche che portano, dunque, l’ascoltatore a condurle a discutibilità, ma si ricorda sempre che la soggettività percettiva sia varia di soggetto in soggetto. Senza ombra di dubbio, di voci fuori dal coro – specialmente fra le fila under 25 – se ne staglierebbero e buon numero. L’album, tuttavia, resta un composto di idee di geniale nostalgia, ma organizzate secondo un ordine completamente libero, dove il messaggio principale è «WAKE UP!», strillato da “Phil” ad inizio album, provocazione volta a spedire subito coi piedi per terra l’ascoltatore incompreso e sognatore, alterando questo realismo nella forzatura di un suo essere un male continuo e sbagliato.

Tracklist:
1. Metastasis (Intro)
2. Every Road I’ve Kept Alone
3. Visions
4. Wasting Words
5. On the Cruel Real
6. Wake Up (Reprise)
7. B.L.T.
8. Severing Ties
9. Picture of You
10. Beyond this Hole
11. Dream in Colour

 

Alexander Daniel
54/100