11 NOVEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI VALERIA CAMPAGNALE

 

Gli Hevidence sono il frutto del chitarrista italiano Diego Reali. Dopo alcune modifiche di formazione, con l’entrata di Corrado Quoiani alla voce e Emiliano Bonini alla batteria, un contratto con la Frontiers, la band aggiunge una H al moniker originale Evidence ed è pronta per affrontare nuove avventure musicali. Il loro ultimo album risale allo scorso anno, infatti nel 2016 è stato pubblicato “Nobody’s Fault”, un disco massiccio che li vede protagonisti di quella maturità artistica che appartiene ai membri del gruppo. Sono stati protagonisti al Dedolor Music Headquarters di Rovellasca, in provincia di Como, sabato 14 ottobre, dove ho avuto il piacere sia di ascoltarli che di conoscerli personalmente, rivelandosi davvero persone gentilissime ed alla mano. Per noi di Insane Voices Labirynt, si sono prestati ad una intervista. 

 

Benvenuti in I.V.L. ragazzi, volete presentarvi ai nostri lettori, per quei pochi che ancora non vi conoscono? 

 

Andrea: Anzitutto grazie per lo spazio dedicato agli Hevidence, la band nasce da un’idea di Diego Reali ex mastermind dei DGM. Insieme abbiamo lavorato al primo disco che all’epoca riportava il monicker “Evidence” ma con frontiers si è valutato di dover cambiare nome per motivi di omonimia. Attualmente la line-up vede me al basso, Diego alla chitarra (ovviamente), Corrado Quoiani alla voce, Emiliano Bonini alla batteria a cui si è aggiunto, nell’ultimo anno, Marco Marchiori alla seconda chitarra, che già ha avuto modo di lavorare su altri progetti con alcuni di noi, tra cui Diego ai tempi dei primissimi esordi dei DGM. 

Il nostro secondo lavoro, “Nobody’s Fault” è uscito a Dicembre scorso e per il momento stiamo cercando di promuovere al meglio il tutto. Quello che l’ascoltatore si deve aspettare da noi è un hard rock / heavy metal piuttosto “old school”. 

 

Il vostro gruppo propone sonorità che vanno dagli anni settanta agli anni ottanta, riprendendo molto della musicalità e lo stile di grandi nomi, tra i quali Malmsteen, quali sono le vostre maggiori influenze? 

 

Andrea: Essendo Diego il compositore della band posso dirti che sicuramente Malmesteen è una delle sue fonti maggiori di ispirazione, però come puoi ben sentire i pezzi sono lontani dal neoclassicismo dello svedese. come dicevo prima l’hard rock e l’heavy metal degli anni 70/80 sono le influenze maggiori, ma anche qui ci sono contaminazioni più moderne, ovviamente si cerca di riportare il tutto ai giorni nostri. 

 

La vostra esibizione al Dedolor Music Headquarters è stata davvero elettrizzante, i miei complimenti. Mi piace l’ironia con cui Corrado approccia il pubblico e che crea, con la vostra notevole tecnica e professionalità, una simbiosi con chi assiste ad un vostro live. Qual è la molla che scatta sul palco? Cosa provate una volta imbracciati gli strumenti e vi trovate sopra ad un palco? 

 

Marco: Tutto funziona perché forse non scatta alcuna molla. Ognuno di noi rimane se stesso e sale sul palco senza filtri, mostrandosi agli altri per quello che è. Molto deriva dal fatto che non si è più “ragazzi”, e ognuno di noi si porta dietro quel bagaglio di esperienze che lo ha fatto maturare molto sia come persona e anche come musicista. Questo si ripercuote anche su quel che si prova ogni qual volta si imbraccia uno strumento. Andrea potrebbe rispondere differentemente da quello che risponderebbe Diego, e lo stesso Andrea potrebbe rispondere differentemente per ogni live che affronta. Il bello è proprio lì, sapere vivere al meglio il momento, che ogni volta ti si presenta di fronte in modi sempre diversi.    

 

Il vostro album più recente “Nobody’s Fault” risale allo scorso anno e pubblicato per Frontiers. La domanda mi sorge spontanea, state lavorando già ad un nuovo disco? Se si, cosa ci possiamo aspettare?

 

Andrea: Diciamo che ci sono già delle idee per il nuovo lavoro ma ancora dobbiamo iniziare tutto il processo... cosa che accadrà a breve sicuramente... cosa aspettarsi? In realtà non lo sappiamo neanche noi , ma di sicuro ci sarà tanta musicalità e tanto rock... poi in che modo verranno miscelate le cose si vedrà in corso d’opera  

 

Gli Hevidence si sono sviluppati notevolmente. Se doveste descrivervi, che cosa direste? Quali sono state le svolte che vi hanno portato ad una maturazione artistica? 

 

Andrea: Diciamo che cio’ che sono gli Hevidence si deve soprattutto a Diego, il percorso di Diego come musicista e come persona è forse la caratteristica principale della maturità musicale degli Hevidence. Un passo in avanti ovviamente è stato fatto con la nuova line-up che ha portato poi alla stesura di “Nobody’s Fault”. Nel descriverci direi che la base della nostra musica è stata arricchita notevolmente dalle persone che ad oggi ne fanno parte, l’umore e la complicità tra i musicisti è forse la cosa più importante all’interno di un gruppo. 

 

Attualmente state suonando in vari locali italiani, a vostro giudizio, com’è la risposta del pubblico verso le band italiane? E soprattutto, dando un giudizio, cosa manca e cosa invece trovate buono nel mondo musicale underground italiano? 

 

Andrea: Si effettivamente stiamo suonando in diverse città italiane, la risposta sembra essere buona per essere una band “appena nata” e non molto conosciuta, lo stesso possiamo dire dell’estero... all’uscita del disco abbiamo fatto un mini tour tra Belgio e Olanda e la gente ha risposto molto positivamente alla nostra proposta. 

Nell’Underground italiano di base manca la fiducia per le nuove band, sia da parte del pubblico sia da parte dei locali, anzi ti dirò che al Dedolor, il proprietario, Dedo, ci ha sorpresi per il trattamento che abbiamo ricevuto... uno dei pochi in Italia a rispettare i gruppi in questo modo. 

 

Che cosa vi sentireste di consigliare alle band emergenti? 

 

Andrea: Seppur avendo ognuno di noi tanta esperienza ci consideriamo comunque una band emergente, ma vedendo da fuori la situazione direi che le cose necessarie per andare avanti come band è l’impegno, il sacrificio e una grandissima dose di pazienza... soprattutto mi sento di disilludere fortemente tutti coloro che sperano di vivere solo di questo ma di rimboccarsi le maniche ;) 

Marco: Cercare di trovare un proprio percorso e un proprio approccio, per emergere dagli altri e crearsi una propria connotazione riconoscibile. Spesso non ci si riesce e molte band, pur se validissime, rimangono ai margini perché troppo conformi alla massa e riconducibili a quel “già sentito”. 

 

A vostro giudizio, quanto è cambiato l’approccio della musica con l’era del web? 

 

Andrea: Beh sono cambiate tantissime cose sia dal punto di vista degli ascoltatori che dal punto di vista creativo. Una persona oggi giorno può contare su risorse infinite per ascoltare musica. Certo ciò non aiuta il mercato ma la cosa più importante è che un gruppo emergente, sfruttando il web (social etc...) può raggiungere tutto il mondo mentre 10 anni fa dovevi sperare che qualcuno ti scrivesse anche solo dalla regione vicino alla tua per comprarsi il disco. Dal punto di vista della composizione il web ha dato molte facilità a tutti quelli che si trovano a distanza e non hanno possibilità di suonare sempre assieme... tantissimi dischi oggi vengono fatti a casa e le tracce vengono poi riunite in seguito... ovviamente per realizzare demo e cose simili... per le produzioni serie ci sono sempre gli studi di registrazione ;)

Marco: Quanto dice Andrea è vero e porta anche a grossi rischi. Molti oggi bruciano le tappe arrivando ad altissimi livelli in brevissimo tempo, rispetto il passato. Cosa, questa, che non permette di crearsi un adeguato background musicale. Si hanno, cioè, molte nozioni e conoscenze, ma poche sono ben assorbite a livello personale, proprio perché si ha “troppo” a disposizione. Bisogna, quindi, saper essere intelligenti nel saper sfruttare al massimo le opportunità che il web oggi offre.

 

Vi lascio a disposizione lo spazio che volete per concludere questa breve intervista, ringraziandovi ancora per le belle emozioni che mi avete regalato con il vostro show ed ovviamente per aver accettato di comparire in Insane Voices Labirynth. 

 

Andrea: Grazie Valeria, un ringraziamento a te e a IVL per l’intervista, a tutti i lettori vi rimandiamo ai nostri contatti web per andarvi ad ascoltare qualcosa in modo da conoscerci meglio e seguirci magari dal vivo , a presto!!!! 

 

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