26 MARZO 2018

DOMANDE A CURA DI LOREDANA GARRA

 

Un saluto agli Insil3nzio. Ben trovati! 

Iniziamo subito col chiederVi come avete intrapreso e cosa significa per Voi questo progetto, a partire dal moniker.

 

Un saluto a Voi!!

Il progetto Insil3nzio nasce dalla volontà di dare seguito ad una band rap-metal degli anni 90, i “Pizza Coffee ‘n Smash Tv”: una band che in quegli anni fece molto parlare di sè sia in Italia che in Europa con un energico crossover caratterizzato sempre da testi in italiano  e da un impatto live notevole. Tre dei vecchi componenti, insieme ad altri tre nuovi complici, hanno deciso di rimettersi in gioco con un progetto tutto nuovo, ma in qualche modo legato a quella esperienza. “Folle chi rimane in silenzio” recitava una frase del brano “Follia del disordine” dell’omonimo ep: l’ultima parola dalla quale abbiamo ricominciato questa nuova avventura (seppure tutta nuova e ripartita da zero, senza attingere al vecchio materiale) e il fatto che si suonava totalmente in digitale provando in cuffia, hanno fatto sì che INSIL3NZIO fosse il nome naturale da dare alla band.

 

Proponete un crossover molto ricco e particolare, quali sono le Vostre principali influenze?

 

Parlare di influenze in una band di sei persone (dopo vari avvicendamenti siamo in cinque) è piuttosto difficile: forse la vera forza della band è proprio quella di unire influenze e generi diversi tra loro per ogni componente del gruppo.

Potremmo mescolare nu-metal, hardcore, rap-metal, elettronica, cantautorato e tutto quello che ne deriva: il crossover proprio per definizione è una mescolanza di vari elementi e generi, e noi, per poterlo caratterizzare di più, l’abbiamo definito elettrocore.

 

E’ da poco uscito l'EP omonimo per Volcano Records, come si è svolto tutto il processo di scrittura e registrazione?

 

È stato un processo molto divertente ed elaborato al tempo stesso, stimolante nel creare da zero qualcosa che comunque ognuno di noi aveva dentro da tempo e non vedeva l’ora di liberarsene.

Abbiamo composto, arrangiato e registrato tutto in casa: l’idea parte del singolo e ognuno ci mette mano dando la propria impronta alla canzone. Per i testi i cantanti hanno fatto la loro parte e siamo andati in studio soltanto per le parti vocali, missaggio e masterizzazione.

 

Come descrivereste la Vostra musica e quelli che sono i Vostri punti di forza?

 

La nostra musica è energia allo stato puro, soprattutto dal vivo: non avrebbe senso suonare queste cose se non si è spinti da passione e rabbia.

Il live è una sorta di liberazione: il forte impatto che si avverte è dato proprio dalla spinta emotiva che ognuno di noi ci mette. Il nostro punto di forza forse è proprio la diversità tra noi che converge e si amalgama arrivando al pubblico.

 

Come mai avete scelto di utilizzare l'italiano per i testi?

 

L’italiano è proprio il mezzo mediante il quale questa cosa arriva a chi ci ascolta: un messaggio, una riflessione, un qualcosa da portare a casa che arriva diretto e senza filtri.

Abbiamo sempre creduto nei testi in italiano, e credo siano un aspetto fondamentale delle nostre canzoni: le parole, come la musica, devono arrivare e trasmettere qualcosa.

 

Cosa volete raccontarci del videclip "Minotauro"?

 

Il videoclip di Minotauro ci parla delle nostre paure quotidiane, la ricerca dell’ossessione che ognuno di noi ha dentro: col regista Marco Cruciani e Giorgio Montanini, che è l’attore protagonista, abbiamo materializzato questa ricerca in un vecchio hotel abbandonato della nostra città, dando vita e forma al video della canzone. La paura di ognuno di noi, in quei freddi giorni di dicembre, era quella di rimanere congelati durante le riprese del video.

 

Quale ritenete sia il contesto migliore per esprimerVi al massimo?

 

Un palco.

Che sia un piccolo locale o un grande festival non c’è differenza: l’importante è essere là sopra!

 

Volete raccontarci di uno o più concerti che sono stati particolarmente esaltanti e soddisfacenti per Voi come musicisti?

 

Ce ne sono tanti e ognuno ha avuto il suo perché: dalle esperienze con Lacuna Coil, Crazytown, DeepPurple ai festival di Ponte Corvo o Alatri. Dai locali più calorosi come Soulkitchen, Spaziomusica, Satyricon, Heartz club, ai concorsi nei quali abbiamo detto la nostra. In ogni concerto hai qualcosa da portarti a casa: che sia il calore del pubblico, che sia l’amicizia di una nuova band con la quale condividi il palco, che sia un complimento o una critica dalla quale poter migliorare qualcosa.

 

Il Vostro punto di vista sulla scena nazionale e come vedete il Vs. inserimento nella stessa.

 

Non è la musica che è in crisi: la produzione musicale di oggi è di un livello altissimo se paragonata a quella degli anni 90, quando abbiamo iniziato a suonare noi.

La gente però, l’ascoltatore, non ha più fame di musica come prima: prima ogni sera era buona per suonare o per andare a sentire le prove di un altro gruppo. Se c’era un concerto si partiva, si supportava la scena. Ora c’è un pó saturazione di tutto: colpa dei social? Colpa dell’avere tutto a portata di click? Forse si, ma se c’è passione si fa tutto: dal nostro punto di vista siamo i primi a supportare gli amici, perché oggi c’è chi fa buona musica e la propone, ma non c’è chi la ascolta e la cerca per ascoltarla dal vivo.

 

Cosa potete anticiparci riguardo al futuro prossimo della band?

 

Il futuro prossimo vedrà la registrazione dei nuovi brani che stiamo ultimando, molti dei quali stiamo già testando dal vivo, ma saremo impegnati sempre nell’attività live perché è per noi linfa vitale!!!

 

Siamo alla fine, ringraziandovi per quest’intervista, lascio a voi le ultime parole per salutare i lettori...

 

Un grazie va a Te e a chi leggerà questa intervista, ai gestori dei locali che credono ancora nel live, a realtà come la Volcano Records e a tutti quelli che supportano con passione la musica in tutte le sue sfumature. changeishappening.