12 NOVEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI VALERIA CAMPAGNALE

Gli Odd-Rey sono una band Blues/Rock vicentina che, dopo aver vinto alcuni concorsi locali, hanno pubblicato il primo album omonimo nel 2012. Nel 2015 il gruppo pubblica l’EP " Equilibrio".

L’anno successivo, la band intraprende un tour europeo grazie alla label Sliptrick Records, condividendo il palco con Balthazar (Belgio) e famosi atti

italiani come Bud Spencer Blues Explosion, Aucan, Ghemon, Après La Classe, Cosmo e Rumatera. Gli Odd-Rey hanno pubblicato da poco "Clouds", una canzone prodotta dal premiato produttore italiano Pietro Foresti.

 

Benvenuti nelle pagine di Insane Voices Labirynth, prima di tutto, dato che siete alla prima intervista per noi, vorreste presentarvi e dirci come è iniziato il vostro percorso musicale?

 

Ciao Insane Voices Labirynth! Siamo una band e facciamo rock. Abbiamo iniziato quasi per caso, trascinati nella stessa sala prove da una forte passione in comune per la musica, quella suonata dal vivo.

 

Quali sono le vostre maggiori influenze? Traete ispirazione da gruppi o musicisti blues in particolare? Avete un’anima più improntata sul blues o sul rock?

 

Sicuramente la nostra indole è più improntata sul rock. Ovviamente parte dell’ispirazione arriva dai grandi mostri sacri di questo genere (Led Zeppelin, AC/DC, Cream, The Jimi Hendrix Experience, Elvis,..) ma le nostre passioni personali ci spingono a non fossilizzarci troppo sul passato e cercare di riproporre sì quella stessa attitudine, ma in un modo più coerente col presente.

Sono anni che suoniamo insieme, ormai ci conosciamo bene ed abbiamo un’idea precisa del nostro sound: vogliamo essere il più sinceri possibile. Questo ci ha spinto a scavare per scoprire cosa c’è alla base della musica che amiamo, ed è lì che abbiamo trovato il blues. Il blues per noi è una modo di essere, quello della semplicità, dell’essenza.

 

Avendo avuto l’opportunità di vedervi suonare dal vivo al Dedolor Music Headquarters lo scorso 14 ottobre, a Rovellasca, in provincia di Como, come opener per gli Hevidence. Non ho potuto fare a meno di notare quanta carica ha il frontman Filippo Zorzan. Sia la sua voce, sia la sua chitarra, hanno tenuto testa per tutta la gig. Quanto è servita l’esperienza live che avete avuto?

 

Moltissimo. Il tour è una vera scuola che ti insegna che le cose fatte sono meglio delle cose dette.
 Per una band, almeno secondo noi, non c’è niente di più importante dei chilometri condivisi e del sudore speso assieme nello stesso palco. Suonare dal vivo insegna a migliorarsi tecnicamente, ma anche a concepire il concerto come uno show, uno spettacolo in grado di intrattenere.

 

Avete in cantiere un nuovo album? Potete anticiparci qualcosa?

 

Tra poche settimane saremo in studio a registrare il nostro secondo full lenght. È un traguardo per noi importantissimo, il perfetto modo per incidere sulla pietra tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni. Abbiamo scelto di registrare in presa diretta e su nastro, per catturare al meglio l’essenza nuda e cruda del nostro sound.

 

La scena underground italiana è molto ricca, cosa ne pensate di questa realtà? Parecchie band sono veramente valide, voi cosa ne pensate del mercato stantio che le circonda?

 

In Italia ci sono band validissime, fatte di grandi musicisti e gente con i coglioni che sa quello che fa. Peccato che questa realtà vada per forza condivisa con i mass media, che, non potendo più guadagnare sul talento di chi suona veramente, hanno trovato modi più semplici di vendere i loro prodotti. Senza giri di parole: il divario tra Italia ed altri paesi europei in cui abbiamo suonato è immenso, ed è un peccato.

 

Come vi vedete da qui a dieci anni? Cosa volete fare e raggiungere?

 

Ci vediamo più esperti, più saggi e furbi. Sempre con il nostro strumento tra le mani, ovviamente.

 

Guardando indietro, ci sono passi che evitereste di fare e quali invece continuereste a perseguire?

 

Nessun rimpianto. Tutto contribuisce a formare le persone che siamo e ciò è alla base del nostro sound. Quello che possiamo fare è guardarci indietro ed imparare dai nostri errori, per migliorarci, come band, come musicisti e come persone. Amiamo fare musica ed amiamo la musica che facciamo.

 

Web e musica, quanto è cambiato l’approccio e quanto possono influenzare i vari social networks?

 

È cambiato del tutto. Ora tutti, volendo, hanno la possibilità di accedere ai mezzi per produrre musica ed auto-promuovere la propria immagine e ciò ha portato un aumento esponenziale del numero di artisti sulla piazza. Sicuramente avere più voci vuol dire avere più idee che girano.

Quando tante voci parlano tutte insieme però, si rischia di non capire nulla. Questo è il rovescio della medaglia.

 

Ringraziandovi per il tempo dedicato ad I.V.L., avete tutto lo spazio disponibile a disposizione per dire ciò che volete...

 

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Grazie mille Valeria, grazie I.V.L!