10 GIUGNO 2018

DOMANDE A CURA DI MELISSA GHEZZO

 

Benvenuti su IVL. Partiamo subito con una domanda secca, come nasce il progetto The Sunburst?

 

Davide: Dunque il progetto nasce dalla mia volontà, dopo anni passati tra cover e altri progetti inediti, di volermi mettere in gioco al 100% come cantante e come songwriter ma, soprattutto, dalla voglia di cercare persone con cui condividere un percorso musicale in maniera seria e appassionata. Qui incontrai Luca Pileri e insieme iniziammo a collaborare. Ci fu un lungo periodo di gestazione, nacquero le prime canzoni e piano piano trovammo gli altri elementi che ritenemmo idonei al progetto e infine, dopo un buon rodaggio, arrivò il debutto ufficiale nel 2014.

 

Ultimamente la scena Alternative sta crescendo ed è forse un genere che facilmente raggiunge anche un pubblico più giovane, cosa vi ha spinto ad intraprendere il viaggio attraverso l'Alternative metal e il progressive?

 

E’ vero e credo sia dovuto anche alla trasversalità di tante proposte che ne affollano il bacino, oltre che all’innegabile talento delle band che ne fanno parte. Nel nostro caso queste etichette aiutano più che altro gli ascoltatori potenziali ad avere un idea di quello che si possono aspettare dalla nostra musica, avendo ben chiaro quello che è il background della band stessa. Non è un mistero che siamo amanti della musica degli anni ’90 e delle sue contaminazioni.

 

Siete quattro giovani ragazzi liguri e la Liguria è ricca di nomi importanti per la scena metal italiana da Roberto Tiranti a Trevor, Pier Gonella oppure i Necrodeath. C'è un'artista della vostra terra che ha ispirato maggiormente il vostro modo di porvi al pubblico?

 

Roberto Tiranti è stato mio insegnante di canto e potermi confrontare con un professionista del suo calibro mi ha aiutato tanto, specialmente quando stavo muovendo i primi passi dentro questo progetto. Non direi che c’è un artista della nostra terra che abbia avuto tale ruolo nel nostro modo di porci, però credo che i nomi citati sono certamente degli esempi per quello che hanno costruito in tanti anni di carriera sempre ad alto livello, sia dentro che fuori i confini italiani.

 

E' da poco uscito il nuovo disco “Resilience & Captivity”, qual'è il tema principale di questo nuovo lavoro pubblicato con Volcano Records?

 

Resilienza e prigionia, un contrasto emotivo tra la necessità di non soccombere dinanzi al fato e alle avversità sentendosi però spesso ingabbiati in una situazione, in uno stato mentale o in un luogo, cui si sente di non appartenere appieno. Questa è la tematica portante, e il concept, attraverso la quale si snoda la narrazione del nuovo disco e che viene affrontata canzone per canzone come un viaggio.

 

Avete debuttato nel 2014 con “Tear Off The Darkness”, com'è cambiato il vostro atteggiamento tra il primo ed il secondo album?

 

Credo che la differenza maggiore stia in alcuni fattori principali. Innanzitutto l’ingresso in pianta stabile di Francesco al basso. Insieme a me e Luca è la terza anima compositiva della band e il suo apporto è stato fondamentale nello sviluppo di alcune idee e nell’evoluzione del sound del progetto. In secondo luogo l’approccio più collaborativo che c’è stato durante la fase di songwriting e arrangiamento. Il primo album era fondamentalmente un insieme di idee e riff composti da me e successivamente arrangiati in saletta, mentre questa volta ognuno ci ha messo del suo e credo che questa cosa emerga soprattutto in brani come ‘Phoenix’ e ‘What If’.

 

Ho ascoltato spesso “Rising”, brano tratto dall'album di debutto, ed ho notato che il video è stato girato in un luogo abbandonato. Perchè è stata scelta questa particolare location?

 

Dovresti chiederlo ad Andrea Larosa e Beppe Platania di Lucernafilms ahahah! No scherzi a parte, “Rising” è il brano conclusivo di TOTD e rappresenta il culmine emotivo di quel lavoro. Il senso di rabbia e rivalsa che nasce dalla presa di coscienza verso le catene e gli inganni della società in cui viviamo non poteva essere espresso se non in quel modo. Quella stanza cupa con le luci che piano piano affiorano si pone perfettamente in linea con le tematiche del brano e del disco in generale, dove i chiaroscuri giocano un ruolo fondamentale nell’economia della narrazione.

 

In questi anni avete suonato con importanti nomi del metal e rock nostrano e internazionale... Primal Fear, Richie Ramone e Punkreas tra i più conosciuti. Com'è stato l'approccio con questi nomi decisamente impegnativi?

 

Sono state tutte esperienze ottime e formanti. Sebbene inizialmente ci possa essere un pò di timore reverenziale  alla fine come approccio siamo sempre stati noi stessi e abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare (salvo qualche eccezione) persone molto alla mano che non si sono risparmiate nel scambiare due parole o farci i complimenti per la performance a fine concerto.

 

L’Italia è attualmente satura di bands che vogliono spesso arraffare un pezzo di gloria. Qual'è secondo voi il segreto per emergere e quello per riuscire a mantenere l'obiettivo preposto?

 

Non credo ci sia una formula magica o un equazione che ti dica “se fai cosi emergerai”. Tuttavia ritengo che ci siano dei principi irrinunciabili. Bisogna sapersi dare il tempo che serve per poter curare un progetto di qualità e credo che il duro lavoro e la comunione di intenti siano valori che pagano sempre. Un altra cosa importante credo sia l’autenticità del messaggio che si vuole comunicare con la propria musica, essere la miglior versione di se stessi può risultare arduo ma è ancora una delle cose che realmente vengono percepite da un potenziale audience. Poi ci dev’essere la voglia di mettersi in discussione e volersi migliorare, giorno dopo giorno, e non accontentarsi mai. Almeno, per me è cosi.

 

Chiedo spesso un'ultima considerazione e riflessione... Qual'è il vostro pensiero su questo difficile momento che sta attraversando la musica italiana?

 

Credo che sebbene il contesto italiano sia avulso dalle dinamiche di mercato che vigono in altri paesi europei ci sia un rinnovato interesse per la musica live a 360°. Questo è un segnale positivo perché pare che la gente abbia ancora (o nuovamente) voglia di musica suonata, di andare ai concerti. Un pò più complicata è la situazione per quanto riguarda gli inediti, però credo che se si riesce a fare squadra e ci si apre alla collaborazione si può fare molto, perché le proposte musicali valide in Italia non mancano, bisogna scegliere di supportarle e di supportarsi vicendevolmente. Noi stiamo facendo tutto il possibile per mettere in piedi questo tipo di sinergie e qualche risultato lo stiamo ottenendo.

 

Grazie per la vostra disponibilità e spero di potervi presto ascoltare dal vivo.