26 MAGGIO 2018

DOMANDE A CURA DI MELISSA GHEZZO

 

Benvenuti su IVL. Obhal, personaggio immaginario portatore di un messaggio... Qual'è il messaggio che vuole trasmette Obhal?

 

Innanzitutto vi ringraziamo per l’occasione. Il Tribunale Obhal vuole trasmettere un messaggio semplice, ma allo stesso tempo profondo, rivolto ad ogni singolo ascoltatore e non solo: Scavare nel proprio io per essere consapevoli del proprio potenziale, sfruttandolo al meglio e spingendosi oltre i metaforici confini che l’odierna società ci impone. Essere giudici di se stessi, fino alla fine.

 

Tribunale Obhal, band marchigiana formata nel non molto lontano 2017 con la “coraggiosa” decisione di adottare un cantato in italiano. Perchè questa scelta?

 

L’italiano è la nostra lingua, perciò il nostro primo mezzo di espressione. Le nostre canzoni devono essere incisive dal punto di vista strumentale e allo stesso tempo essere capite fino in fondo. In un paese dove al giorno d’oggi l’inglese rimane una lingua purtroppo in secondo piano, non avrebbero avuto lo stesso impatto. 

 

Pensate che cantando in italiano potreste essere penalizzati sul mercato internazionale?

 

No al contrario…Il nostro è un genere poco esplorato nel nostro paese, soprattutto con un cantato in Italiano. Questo per noi è motivo d’orgoglio e a nostro avviso è un modo originale di imporsi sul mercato musicale, in campo internazionale andremmo a confrontarci sicuramente con qualcosa di diverso.

 

Arrivate sicuramente da precedenti esperienze musicali, quali sono gli strascichi che sono rimasti parte di voi?

 

Tutti e 4 veniamo da altri progetti musicali di vari generi ma questa è la nostra prima vera uscita. Per anni ci siamo anche esibiti con svariate tribute e cover band del nostro territorio, spaziando dal classico hard rock a quello più moderno passando perfino per il blues. Diciamo che ci portiamo dietro un po’ di tutto ciò.

 

In che modo il vostro passato musicale ha influito sul progetto “Tribunale Obhal”?

 

Il nostro impatto sonoro viene dall’alchimia formatosi negli anni dalla sezione ritmica. Francesco Boschini (basso) e Lorenzo D’Addesa (batteria) sono infatti cresciuti musicalmente assieme,  militando in tribute band di System of down e Red Hot Chili Peppers. A questo abbiamo miscelato una chitarra (Tommaso Golaschi) più orientata verso il metal e una voce (Mattia Labo Bellocchi) con una modalità di canto si in direzione Hard Rock ma nettamente vicino ad uno stile ritmato, simile all’hip-hop per intenderci.

 

A marzo è uscito il primo disco per Volcano Records, “Rumore in Aula”, di cosa parla questo vostro primo ed interessante lavoro?

 

Il nostro vuole essere un album con un’identità unica e propria in cui ogni brano sia un tassello fondamentale per formare un quadro molto più grande. In ognuna delle 10 tracce è racchiuso un significato preciso ma allo stesso tempo ricco di sfaccettature. Stà all’ascoltatore decidere quale segno cogliere.

 

La band è di stampo chiaramente hard rock con varie influenze che spaziano tra il grunge, metal e crossover... Spesso si vedono bands che scimmiottano l'hard rock americano con imbarazzanti performance. In cosa siete differenti da queste realtà in cui l'essere originali spesso è un optional?

 

Siamo diversi innanzitutto perché come già detto cantiamo in italiano, in più ci piace dare il massimo live, per noi è un punto dove ci sentiamo consapevoli del nostro potenziale, ma solo il tempo e i responsi del pubblico potranno realmente dirci se siamo una band davvero valida.

 

Chiedo sempre un'ultima riflessione riguardante la nostra musica in Italia. Molti dicono che il rock stia morendo o addirittura sia già scomparso... Pensate che il Rock 'N' Roll possa ancora vivere nel 2018?

 

Il rock’n’roll è vivo e mai morirà. Il main stream Italiano ha sempre dato poco spazio a questo genere, ma in giro per l’Italia ci sono molte band valide e finché la gente continuerà a suonarlo non morirà mai. Siamo fiduciosi che una ventata d’aria nuova stia arrivando.

 

Grazie per il vostro tempo e buona fortuna per la vostra carriera.

 

Grazie a voi, alla prossima, un saluto dal Tribunale.