08 GENNAIO 2018

Con Searching for the Light prosegue il cammino del nobile progetto dei, quartetto melodic death metal composto da Daniele Salomone (voce/chitarra), Matteo De Faveri (chitarra), Gioele Sechi (basso) e Lorenzo “Bonak” Bonaccorso (batteria), e voluto dal manager Maurizio Molonato. Il lettore si chiederà come mai abbiamo esordito apostrofando la band come “nobile progetto”. Presto detto: i D With Us nascono a Vercelli nel 2013 proprio per volere di Maurizio, in onore di suo figlio Davor (da qui la “D”) pianista e chitarrista scomparso prematuramente all’età di quindici anni.  Dopo l’omonimo EP d’esordio (2013), Searching for the Light vede la luce nel 2017, e si configura come un nuovo EP, composto da sei tracce, di cui una intro, intitolata Intro, per l’appunto, breve strumentale composta esclusivamente da suoni di sottofondo e da comunicazioni radio distorte. Quindi si passa presto alla prima, vera traccia del disco, Warrior’s Heart, che esordisce nel chiaro stile della band, prepotente e violenta, ma al contempo ben articolata, costruita per lo più sui giochi “di coppia” tra palm-muting e doppia cassa. È su questo schema che si inserisce la voce di Daniele Salomone, graffiante, molto vicina al tipico growl del death, anche se si permette di distaccarsene qua e là, senza perdere quello “sporco” che la contraddistingue, che lascia il ruolo di protagonista alla chitarra solista solo nella piccola frazione in cui si inserisce un rapidissimo e virtuoso assolo. Dopo una cavalcata finale, Warrior’s Heart lascia presto spazio alla title track, Searching For The Light, la quale poco si distingue in fatto di sound e struttura dalla precedente. Anch’essa infatti, sfrutta al massimo il gioco di squadra che nasce tra la chitarra e la batteria, creando un ritmo catchy, in grado, nella sua intrinseca semplicità, di catturare e trascinare l’ascoltatore, diventando un punto di forza, non solo di questi primi due pezzi, ma dell’intera opera. Searching For The Light, in particolare, è l’unico brano che si distacca per buona parte dal resto della produzione, presentando quel ritornello decisamente più melodico e orecchiabile, che tuttavia riporta sempre quella durezza a cui, ormai, i ragazzi di Vercelli ci hanno abituato. La successiva The Passage si presenta inizialmente come una ballad, che però pian piano cresce, dapprima mantenendo un ritmo lento ma un sound distorto, più vicino ai pezzi precedenti, e che cancella definitivamente quella prima parte di canzone eseguita in arpeggio pulito. Dopodiché, anche questa seconda parte in mid-tempo viene annullata dall’estro della band, che sembra non riuscire a trattenere la foga che ha dentro, come se questa stessa non riuscisse a placarsi. Ecco che anche The Passage segue i medesimi binari che i D With Us hanno tracciato precedentemente, con la particolarità di una complessità insita in se stessa, data da quell’insolita intro pulita, la quale quasi lasciava credere ad una possibile ballad. Infine, anche in The Passage le chitarre si ritagliano uno spazio per un virtuosissimo solo, tuttavia non differente da quello sopracitato. Segue Never Stop Until The End. Come detto precedentemente, l’intero disco appare per lo più lineare, seguendo le guide proposte dalla band stessa, sia in fatto di sound che in sede di composizione e realizzazione, e Never Stop Until The End non fa eccezione, ma come per The Passage, si differenzia qua e là grazie a delle particolarità. Un esempio, in questa quinta traccia, è costituito dal fatto che, a tratti, Lorenzo Bonaccorso riesce a variare il tema fondamentale della linea a tal punto da presentare un riff a volte diametralmente opposto ad una tipica parte di batteria del genere, ma in grado di adattarsi perfettamente allo stile della band, integrandosi al meglio ai canoni del melodic death metal. Dulcis in fundo, troviamo Threat Presence, ancora una volta non dissimile alle precedenti: chitarre distorte, batteria incentrata sulla doppia cassa, in grado però di variare sul tema, voce graffiante, anch’essa flessibile nei suoi schemi, anche se, come detto precedentemente, mantiene sempre quel timbro sporco che la contraddistingue. Tirando le somme, Searching for the Light è un buon lavoro, ben scritto e ben realizzato, soprattutto se si considera che i D With Us sono reduci da una sola pubblicazione, un primo EP del 2013. Nel contesto generale, però, il disco dei quattro piemontesi non aggiunge nulla di nuovo al genere, riprendendo per lo più le linee guida tracciate da loro illustri predecessori. Naturalmente, sono fuor di dubbio le doti musicali della band, le quali, tuttavia, possono essere sfruttate maggiormente, affinché possa nascere un lavoro di ancor più pregevole fattura, in particolare se la band deciderà di intraprendere un percorso volto alla pubblicazione di un full-lengh dalle circa dieci tracce. Il pericolo di monotonia è sempre dietro l’angolo, ma aspetti come l’incipit di The Passage fanno ben sperare per la riuscita di un’opera più articolata e complessa, strutturata nel migliore dei modi, che possa convogliare spunti tratti da più generi e sottogeneri, in grado di non stancare l’ascoltatore, e soprattutto che permetta ai nostri di esprimere il proprio talento al meglio.

 

Claudio Causio

78/100