14 GENNAIO 2019

Nato nel 2008 in Emilia-Romagna il progetto Injury, in oltre dieci anni di vita, ha portato avanti un ideale nobile quanto concreto: fare un thrash metal il cui suono sapesse di classico ma moderno, violento e senza respiro, e che meritasse di essere ascoltato a ripetizione.

Dopo due full lenght ed anni di live, “Wreckage” è un ep di sole cinque tracce per un totale di quasi venti minuti di massacro. Quasi venti minuti dove ci parrà di sentire i Testament, fusi ad una mietitrebbia, pochi giri di parole ed una produzione talmente bella che quasi stona… quasi. Già, il suono in sé è sì grezzo ma abbastanza patinato, e forse qualche purista potrebbe storcere ampiamente il naso, ma ad essere marcio, in senso buono, è tutto il resto.

Cinque pezzi strutturalmente poco variopinti, ma solidi e dotati del giusto carisma da non perdere mordente con l’andare degli ascolti; semplici e diretti. Intrecci strumentali basilari, riff cavernicoli e sparati a chissà quante miglia all’ora ed una malsana dose di violenza donata all’ascoltatore senza il minimo freno. Per non dimenticare assoli velocissimi, crudi, e volendo anche discretamente tecnici, da far accapponare la pelle.

Questo è Wrackege: un giocattolo cattivo composto per non avere punti deboli se siete anche solo vagamente estimatori di vene metalliche come thrash, punk e harcore.

“Ehi biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei Figlio di una grandissima puttana” (cit. Eli Wallach, “Il buono, il brutto e il cattivo”).

Ad aprire l’ep è questa citazione al film di Leone, dove in quell’occasione l’urlo finale si fondeva con quel motivetto divenuto ormai celebre; come nella pellicola l’inciso doppiato da Carlo Romano si lega a braccetto col riff iniziale dell’opener “The Brand of hate” e ciò che ne consegue è superfluo analizzarlo nello specifico. Una banale, quanto efficace, dichiarazione di intenti. Odio, cattiveria e pogo.

Come detto il resto del percorso mantiene lo stesso andazzo, sia qualitativo che d’offerta, destando molta curiosità per un album completo viste le ottime basi gettate da questo “Wreckage”. 

Allo stesso tempo bisognerà capire quanto questo schema possa funzionare in un prodotto con dieci, venti, trenta, quaranta minuti in più; e se, di conseguenza, “Wreckage” sia un prodotto incapace di andare oltre alla sua natura di ep. Spesso e volentieri non è un male che prodotti di tal tipo rimangano tali, e che i compositori ne prendano semplicemente spunto per le opere principali.

Rimane il fatto che il prodotto funziona e questi quasi venti minuti valgono la pena di essere ascoltati ben più di una volta.

Promosso.

 

Jonathan Rossetto

73/100