9 APRILE 2018

“Insil3nzio” è il più recente lavoro dell’omonima band nata a Fermo nel 2012. Il disco, in forma di EP, congiunge i sound dell’underground e dell’indie italiano con il più classico nu metal, restituendo quello che effettivamente è il progetto degli Insil3nzio. Risulta chiara l’ispirazione del primo Caparezza, soprattutto nei testi e nelle linee vocali, mentre la sezione strumentale si dimostra molto più vicina allo stile crossover e nu metal quale potrebbe essere quello dei Linkin Park, anche se spesso devia dai binari tracciati dagli illustri predecessori, per preferire, qua e là, sonorità più grezze e crude. L’album è composto di sole cinque tracce, ma più che sufficienti per carpire le linee guida che il quintetto italiano ha segnato per il proprio percorso musicale, riuscendo a svariare su più fronti, evitando quindi l’apatia di un disco troppo simile a se stesso. 

Insil3nzio si apre con Ruggine, introdotta da un distorto riff di chitarra che ben presto lascia il ruolo di protagonista alla voce rap, rimanendo però sempre in sottofondo con violente schitarrate in palm-muting. La sezione strumentale ricorda qua e là i più famosi Rammstein, ma la linea vocale, sradicata da un altro contesto, rende il tutto più interessante. Nota a margine merita la linea di basso, che bene si staglia dal resto del brano, tratto tipico del “quattrocorde” della compagine di Fermo, ancor più nei brani successivi. 

Segue il secondo brano, Lou Reed, chiaramente non una dedica al compiano leader dei Velvet Underground, ma una potente critica sociale, in cui emergono ancora più prepotentemente i tratti caparezziani che hanno ispirato gli Insil3nzio, sia per quanto riguarda il testo, che l’arrangiamento della sezione vocale, che, soprattutto nel ritornello, si snoda su due voci, di cui una, la principale, si mantiene sullo stile rap, mentre l’altra si muove su sonorità più melodiche, in un divario che riesce a dare profondità ai brani, per evitare il pericolo della ripetitività, che, alla lunga, stancherebbe l’orecchio dell’ascoltatore. Per il resto, Lou Reed rispetta i canoni imposti dal pezzo precedente, non discostandosene più di tanto. 

Terzo brano è Minotauro, per cui resta poco da dire: altro brano di denuncia sociale, in cui, ormai, la parte elettronica è diventata protagonista. Sezione strumentale e linea vocale per lo più si mantengono sugli standard delle canzoni precedenti, per cui Minotauro non risulta certo la peggior canzone del disco, ma non riesce neanche a stagliarsi sulle altre, rimanendo per lo più nell’anonimato. 

Invece, la successiva Fiore Volante merita una nota positiva. Si presenta come una canzone dei Depeche Mode dell’era d’oro, per poi trasformarsi in una bellissima ballad nel chiaro stile della band di Fermo. Il ritornello, risulta la sezione più catchy dell’intero EP, recando anche una frase in lingua inglese. Unica ballad del disco, Fiore Volante risulta quasi sicuramente il pezzo più riuscito, perché coniuga al meglio gli elementi tratti dalla musica elettronica, con quelli sopracitati del rap e del metal, il tutto contornato da un testo ben scritto, che dimostra le doti dei Nostri in fatto di songwriting. È senza dubbio il brano più buio dell’opera, le cui atmosfere oscure, però, lasciano presto il campo alla sprezzante Imbanditi, che si riporta sugli standard iniziali, conditi da una maggiore aggressività e da un ritornello che fa a gara con quello della precedente Fiore Volante. 

Insil3nzio è un buon disco, in cui convogliano i più svariati elementi che abbiamo analizzato e citato precedentemente. Il gruppo ha dimostrato di saper scrivere, anche se qua e là i brani risultano troppo simili a loro stessi, per cui il pericolo di ripetitività e anonimato è ancora alto, ma sono state gettate le basi per creare qualcosa di buono, non a caso gli Insil3nzio, tra i vari premi ricevuti, possono vantare il primo posto dell’Asservigliànopassi: Soundcheck, che è valso loro la possibilità di aprire il concerto dei Deep Purple in Italia nel 2016. Insomma, le qualità ci sono e sono evidenti, quel che manca non dipende certo esclusivamente dalla band: i suoni non sono chiari e distinti, segno di una produzione e post-produzione non perfetta, il che è decisivo in un progetto che mette al centro l’aspetto grezzo e distorto del metal, ma lasciando per lo più il ruolo di protagonista alle influenze elettroniche, tanto da rientrare nel genere “electrocore”. Insil3nzio è un disco piacevole, interessante e godibile, ma lo sarebbe stato decisamente di più con un lavoro di maggior qualità in sala di registrazione. Nulla da togliere, però, alle grandi doti musicali di cui il gruppo ha fatto mostra, il che rende chi scrive fiducioso per un lavoro ancor più gradevole nei prossimi anni, oltre che un ruolo decisivo (quanto meno meritato) per i Nostri nella scena rock del futuro. 

 

Claudio Causio

84/100