19 MARZO 2019

I torinesi kNowhere si formano nell’inverno del 2016 come duo formato da Bruno Chiaffredo alla batteria e Federico Cuffaro alla chitarra e voce. Solo nel 2018 arriverà tra le loro fila il basso di Mario Daudo, dando vita al power trio che comporrà il loro album d’esordio “Spiral”. 

Il disco ha visto la luce lo scorso 8 febbraio scorso per Volcano Records & Promotion e si pregia di nove tracce. 

A “The Fly” spetta il compito di aprire il disco con i suoi delicati arpeggi. Il testo, quasi più parlato che cantato, racconta di un “volo” verso la verità e la libertà di liberarsi della gravità come delle proprie paure. Una chiave di lettura alternativa potrebbe essere che quel “volo” altri non è che una delicata metafora del suicidio. Non per nulla la musica, da speranzosa e solare muta in un sound più oscuro sul finale, quando si intuisce che il “volo” è stato spiccato, quando si scende per una spirale oscura. 

Segue “Imploding”, dal ritmo più serrato, claustrofobico. Esso ben rappresenta il testo, che descrive uno stato di pressione perenne, in un crescendo di ansia fino ad arrivare al punto di “implosione” finale.  

La prossima è “The Sword”, di cui è stato caricato il video “audio only” nel canale YouTube del gruppo molto prima che “Spiral” venisse alla luce. La canzone parte come una disperata richiesta di aiuto, mutando man mano che la disperazione aumenta in una richiesta di “fine giusta” per mano di un qualcuno chiesto e ricercato dalla voce narrante. L’ultimo desiderio della voce narrante, oltre alla fine giusta, è di essere ricordato col sorriso. 

“Envy” è una canzone graffiante come il sentimento che rappresenta. Il testo descrive bene il sentimento d’invidia, creando una spirale di disagio dove la voce narrante si rende conto dei suoi sentimenti, ma a tratti li rifiuta, a tratti non può fare a meno di essere invidioso. 

La successiva, “Taking Time”, è una dolce ballad che si prende i suoi tempi per ingranare, rallentare e spingere ancora in avanti. Sebbene musica e titolo facciano pensare ad un’oziosa e tranquilla domenica, il testo è tutt’altro allegro: il “prendersi tempo” è riferito al guardarsi indietro a cosa si è perduto, constatando con dolore che non è rimasto nulla se non un filo aggrovigliato in un albero morto. E il giorno svanisce, e tu con lui.

“Tsunami” è una canzone impetuosa come le onde che si agitano burrascose. Si parla qu di una “lei” che come un’onda porta via con sé tutto ciò che la voce narrante ha amato, lasciando indietro solo le sue cicatrici, unica compagnia rimasta. 

“Ulisse” è anche il primo videoclip ufficiale della band, uscito sempre tramite il loro canale YouTube con un certo anticipo rispetto all’uscita del disco. La canzone vede come ospite Mattia Casabona per le parti scream usate nei passaggi più grevi. 

La ritmata “Pride” ha un proprio “lyric video”, visibile sempre tramite il loro canale YouTube. Come ho già detto, la canzone mantiene un buon ritmo serrato dall’inizio alla fine, mentre le liriche cercano di spingere via chi prova a capire la voce narrante, come se l’orgoglio dell’”esterno” non accettasse la sconfitta e provasse di continuo ad entrare nella comfort-zone della voce narrante. 

“The Seed” ha dal 23 gennaio anch’esso un video musicale, uscito sul canale della casa discografica, la Volcano Records&Promotion. Per quest’ultimo brano i kNowhere si inoltrano in un sound più grunge osando cambi repentini e voci più sporche. Il testo ben si sposa con l’atmosfera oscura che si respira nella canzone, in quanto la voce narrante spiraleggia verso un’oscurità opprimente tendendo ad addormentarsi, forse per sempre. Ma verso la fine arriva la svolta: la voce narrante si sveglia e trova il coraggio di uscire alla luce, e soprattutto l’ultimo verso “un salto, non un volo” fa capire che in realtà è tutto concatenato e che il nostro è stato tutto un unico viaggio dalla prima all’ultima canzone. Un cerchio eterno, un viaggio introspettivo dentro noi stessi che si ripete senza sosta. 

Spiral è un disco che in poco più di 30 minuti mostra un’identità musicale solida e ben definita; I kNowhere si fanno fautori di un post rock “alternativo” piacevole e mai noioso, con momenti più graffianti e distorti. Il loro sound accattivante unito a i testi non banali li rendono in grado di accontentare sia chi nella musica vuole liriche ricercate, chi in maniera più semplice vuole staccare la spina dal mondo esterno e godersi della buona musica senza impegno. 

 

Alessia VikingAle

80/100