18 AGOSTO 2017

Gli Oranjeboom nascono a Perugia nel 2015 da un idea di Alessio “Smoke" Covarelli (voce/chitarra ex-Snakebite) e Claudio “Pit" Patalini (chitarra) che insieme all'amico Solomon (basso) formano un trio acustico d'impronta Country-Southern.

Con l'ingresso nella band di Francesco “Kendy" Montalto (batteria ex-Snakebite) e Riccardo “Rikki" Baldassarri (chitarra ex-Snakebite) la band si evolve verso un sound più elettrico con chiare influenze di Rock moderno, Alternative Metal e Post-Grunge.

Dopo aver iniziato a scrivere i primi inediti, la band inizia a proporsi per alcuni live e successivamente decide di andare in studio per la registrazione del primo disco che, durante la fase di produzione vede un cambio di line up con il nuovo bassista Mauro “Sgrat" Alocchi (ex-Steel Crow) che termina le registrazioni.

Nei primi mesi del 2017 la band  ha firmato un accordo con Volcano Records & Promotions per la distribuzione del cd che è uscito il 17 Giugno seguendo l’uscita del videoclip di "Sidewalk" già riasciato a fine Maggio.

La prima traccia del disco è "Sidewalk" che si introduce con una chitarra in flanger e subito dopo si accennano dei fraseggi di pentatoniche in piena distorsione alternate ai riff.

Le chitarre con un leggero overdrive lasciano spazio alle parti più quiete del cantato della voce calda di Smoke, mentre nei ritornelli il potenziale vocale viene spinto al massimo della sua estenzione, mentre le chitarre accentuano la dinamicità del sound con una spinta maggiore nella distorsione.

Qualcosa nel sound sembra ricordarmi lo stile degli Skid Row post 1996 (come il sound dell’album "Thickskin") e di altre band come Alter Bridge e Black Stone Cherry; inoltre il brano musicale comprende un bridge che richiama il sound dei Pearl Jam grazie ai fraseggi di chitarra che accompagnano le linee vocali e subito la chitarra solista ci dà prova di una grande ricerca compositiva sia sulle melodie che sulle dissonanze giocando anche molto con l’effetto wah-wah.

L’album prosegue con l’aggressiva "T.K.O." che viene accennata da riff di chitarra carichi di groove e con degli armonici che si alternano all’interno di essi e successivamente dalle linee vocali sulle quali è adoperato un effetto in stile megafono sulle strofe. Poco prima dei ritornelli il basso di Mauro "Sgrat" mostra dei fraseggi interessanti nei vari bridge che accompagnano la magnifica formula ottenuta dai riff delle due chitarre che offrono armonizzazioni melodiche differenti che si incastrano tra di loro.

Una distorsione nel flanger fa da intro alla terza traccia, intitolata "Stoolen Gods", che è composta da riff stop-and-go e un andamento quasi stoner che richiama nuovamente il sound dei Black Stone Cherry. Nei bridge pre-ritornello le armonizzazioni melodiche sulle linee vocali sullo stile dei Life of Agony e verso i ritornelli la voce di Alessio "Smoke" riesce a raggiungere anche note molto acute.

Prima di tornare sulla prima strofa la creatività compositiva strumentale della band non smette di stupirmi con frasi melodiche delle due chitarre a contrasto che si combinano magnificamente tra loro.

Dopo il secondo ritornello, invece, la velocità del brano aumenta, rendendo così ancora più aggressivo il sound generale e riproponendo nuovamente tutte le armonie citate prima con un assolo che segue successivamente ad esse. Subito dopo l’assolo c’è una ripresa del tempo usato in origine.

"Bleeding Out" si mostra con inganno subito aggressiva e in piena distorsione per poi orientarsi in uno stile di power-ballad con strofe acustiche e ritornelli comunque carichi di grinta e distorsione sulle chitarre, così da richiamare lo stile sonoro di rock ballads come ad esempio "Misunderstood" dei Mötley Crüe.

Il quinto brano dell’album è "Higher Ground", cover di Stevie Wonder, che vede una dimensione blueseggiante in chiave metal nell’interpretazione degli Oranjeboom.

La sesta traccia è "Once Again" che si rivela un pezzo prevalentemente acustico dalle melodie spensierate e festose che non perde comunque un accompagnamento di chitarra elettrica in overdrive con l’aggiunta di alcuni arpeggi suonati con un banjo in alcuni momenti.

A chiudere l’album c’è la malinconica "Anechoic Chamber", la quale sembra essere divisa in più atti che suonano in maniera differente all’interno della struttura.

La chitarra solista alterna arpeggi a riff trascinati su note ottave diverse, mentre la chitarra ritmica si incastra alternandosi armonicamente degli accordi. Smoke realizza delle dalle linee vocali su questa base strumentale iniziale che presto si sviluppa con dei riff in palm muting che contribuiscono ad offrire un senso di dinamica alla composizione, dando così anche un senso di esplosione nei ritornelli.

Verso i minuti 2:24 la struttura melodica inizia a presentare delle variazioni compositive con un arpeggio di chitarra differente che risulta incantevole e successivamente rientra in gioco la voce di Smoke che torna a stupirci positivamente, alla quale si affianca una voce in background che ricorda un po’ il botta e risposta che si può sentire in “Man in a Box” degli Alice in Chains. In seguito, la chitarra solista di Rikki offre un piccolo ed ottimo assolo che spezza la sequenza melodica precedente da quella che sta per seguire.

Ad un tratto le melodie sembrano diventare trionfanti grazie ai riff di chitarra proposti e alle melodie del cantato, ma dopo poco tempo i riff di chitarra si fanno aggressivi e distorti alternando anche l’uso degli armonici. Subito dopo c’è una ripresa del tema melodico principale che torna malinconico con la chitarra solista che affianca la voce con l’uso del wah-wah alternato ai riff della chitarra ritmica.

Ad un tratto le atmosfere cupe si calmano facendo entrare in gioco suoni di violino più pacati e un assolo di chitarra che conclude il componimento in maniera vittoriosa.

Dopo aver ascoltato il disco, posso dire che gli Oranjeboom abbiano saputo scrivere un ottimo disco che trae ispirazione dall’Alternative Metal dalle band che hanno fatto scuola oltreoceano tra annate che vanno dal 1994 fino al 2004, amalgamando bene gli elementi sonori tra loro e vendo saputo dosare bene gli ingredienti per un buon songwriting.

Spero che il disco possa riuscire a diffondersi tra gli appassionati del genere musicale proposto e che la band abbia delle buone opportunità per il futuro.

 

Daniele “Nadhrak” Parisi

 85/100