Album d’esordio dell’ ex chitarrista nonché membro fondatore degli svedesi Hardcore Superstar, banda già nota agli amanti del rock di matrice nordica non propriamente di nicchia. Dopo un lungo periodo di silenzio, Thomas Silver torna a farsi sentire in veste di leader della sua band con questo album di 11 brani, un lavoro supportato dall’etichetta italiana Volcano Records. Una produzione eccellente nella quale si percepisce un lavoro di studio estremamente ben ponderato, dai suoni cristallini, nitidi, puliti e sicuramente, non di meno dall’esperienza del chitarrista scandinavo, del quale si nota una maturità, non solo artistica ed una voglia di uscire dai canoni delle etichette, interpretando qui anche il ruolo di cantante. Abbandonate ormai le sfumature hard della sua band precedente, Silver si diletta in uno stile più morbido e personale che gli amanti del genere troveranno alquanto allettante. Per quanto riguarda gli assoli invece Silver è come sempre potentissimo, preciso e di estremo buon gusto dove lo sleaze non viene risparmiato ed è qui che traspare la sua vecchia anima di hard rocker, tutti coloro che avessero pensato che una decade di assenza dalle scene musicali potessero fare perdere il lustro si dovranno ricredere. E’un disco caratterizzato da atmosfere a tratti dannate, sofferte quasi maledette, dove si percepisce il passato dell’artista, dove si trova adesso e cosa vuole comunicare, un album autobiografico come traspare dai testi delle canzoni che raccontano le gioie e i dolori di una vita passata in maniera non propriamente canonica, dalla quale ne è uscito con qualche cicatrice di cui ne va fiero. Per gli amanti dei suoni puliti ma non troppo, la chitarra di Thomas ha un suono ben distinto, personale e facilmente distinguibile dalla grande massa. La voce, quasi baritonale, si addice in maniera adeguata al genere ed a ciò che l’album vuole trasmettere. È un disco di facile ascolto, gia’ dal primo spin si può apprezzare ogni singolo pezzo ma non per questo meno interessante negli ascolti successivi, anzi lascia scoprire nuovi dettagli e sfumature senza cadere nel banale, lontano dalle canonicità moderne e dai plugins informatici, insomma, Silver sa quello che fa e lo fa bene, con onestà, senza dovere ricorrere a trucchi computerizzati. L’ artwork è particolarmente intrigante dal punto di vista visivo, un misto di esoterismo e stampa antica, assolutamente azzeccato per questo tipo di lavoro e che trasferisce al tutto quel tocco in più, l’aspetto visuale associato a quello auditivo è purtroppo troppo spesso sottovalutato dall’ avvento del digitale, ma qui sembrerebbe che nulla è lasciato al caso.

Il brano di apertura dell album “ Caught Between Worlds “ è caratterizzato da una bella carica adrenalinica, nulla da invidiare ai migliori brani Rock’n’Roll dei tempi che furono, potrebbe tranquillamente essere uno di quei classici che ogni volta che viene passato alla radio si rimane sintonizzati per ascoltarlo fino alla fine.

Si passa poi al secondo brano “ Public Eye ”, anch’esso gradevolmente ascoltabile, sempre di matrice ottantiana ma di discreto gusto.

Per quanto riguarda il terzo brano “ Minor Swing “ si percepisce un atmosfera un po’ più pop di stampo britannico, è sicuramente una questione di  gusti personali l’ apprezzare o meno questa scelta.

Si passa quindi a “ D-Day “ il quarto brano, dove la tensione cala per diventare un po’ più rilassata, come per lasciare prendere un po’ di respiro. Il quinto brano “ Coming In, Going Under “ e sempre di facile ascolto caratterizzato da una chitarra che segue il giro della voce per quasi tutto il pezzo. Come sesto brano abbiamo un altra ballata dal tempo moderatamente lento intitolata “ Time Stands Still “, la forza di questo brano sta, a mio parere nelle liriche e come sempre nell impeccabile lavoro da solista. Il pezzo numero sette è intitolato “ Bury The Past “ , è sempre una questione estremamente soggettiva ma io, personalmente trovo che sia il brano più riuscito, sia musicalmente, come liriche e come atmosfere create, nonostante sia anch’esso un pezzo dai bpm non esagerati mantiene comunque un aggressività e una potenza che difficilmente è ottenibile a quelle basse velocità e senza distorsioni extra crunch. Interessantissima la composizione musicale alternata. Si passa quindi all ottavo brano intitolato “ On A Night Like This “, dove il tempo ha una ripresa di movimento ma senza esagerare, sempre con gusto. Un chiaro tributo e riferimento ai suoi promotori come si può notare sia dalla musica che dal testo dove menziona le sue muse ispiratrici. Il nono brano segue un po’ l’ anima di questo disco senza però aggiungere nulla di particolare a tutto il resto, può comunque essere un piacevole intermezzo senza però avere molto di memorabile. Il decimo brano “ Not Invited “ risulta anch’esso essere un naturale proseguimento di tutto ciò che è stato proposto fino ad adesso, con un discreto ammontare di rimpianto per i bei tempi ormai andati.

L’undicesimo ed ultimo brano dal titolo “ All Those Crazy Dreams “ è ancora una volta un ricordo autobiografico di una gioventù passata e forse anche un po’ rimpianta, un pezzo lento e malinconico la cui forza è sicuramente nel testo. In sostanza è un gran bel lavoro, Thomas Silver è riuscito a reinventarsi sotto nuove spoglie in maniera completamente convincente e con credibilità , si mette a nudo senza posare ne fingere e senza cadere nel banale. Non sono certo che i tutti i fans della sua precedente band apprezzeranno appieno questa nuova versione di Silver, ma sono certo che tutta una nuova ondata di nuovi fans troveranno questo disco molto interessante.

 

Mirko Bosco

85/100