29 LUGLIO 2018

TRACKLIST

1. Check-In 

2. The Hostesses Die Alone

3. Slaughter

4. Rotten Petals

5. It Drives You so Mad

6. Another Day Like the Others

7. The Void

8. Mortal Lien

9. Sleeping Sickness

 

Ciao a tutti, oggi vi parlerò di “Sleeping Sickness”, primo full-length degli italiani WaterCrisis, uscito lo scorso 27 aprile via Volcano Records and Promotion. La band nasce tra il 2016 e il 2017 ed è formata da Caterina Salzano alla voce, Francesco Coppeta alla chitarra, Antonio Castaldo al basso e Roberto Godas alla batteria. In questo disco la band propone un metal/stoner, accentuando la propria aggressività rispetto all’EP d’esordio del 2017. In ambito live è da sottolineare il supporto nell’agosto 2017 ai Lacuna Coil in occasione del South's Ceyenne svoltosi a Manduria (TR).

Dopo aver dato un'occhiata alla bella copertina, passo all’ascolto.  Il disco è composto da nove tracce e si apre con un breve strumentale durante il quale si possono già notare l’ottima qualità dei suoni e la produzione decisamente ben curata. Si passa al primo vero pezzo, “The Hostesses Die Alone”, nel quale possiamo apprezzare i riff granitici supportati da una buona base ritmica e  dalla voce “sporca” e graffiante della frontwoman, la quale ha un timbro molto particolare che a me è piaciuto molto. La traccia numero tre, “Slaughter”, è una canzone con degli inserti puliti, a gusto mio una delle migliori dell’intero disco, durante la quale ho apprezzato particolarmente la scelta delle melodie vocali. Il pezzo numero quattro, “Rotten Petals”, è un bel mid-time, a tratti quasi doom, così come il numero sette, “The Void”, mentre con “It Drives You So Mad” e “Another Day Like the Others”, rispettivamente traccia numero cinque e sei, si torna alle classiche sonorità stoner. “Mortal Lien” è un’altra canzone ben arrangiata, con alcuni momenti molto ben riusciti e decisamente originali. L’ultimo pezzo, la title track “Sleeping Sickness”, è una degna conclusione di un ottimo disco, canzone nella quale spicca nuovamente la voce di Caterina che, grazie al suo timbro di voce graffiato, alla sua versatilità e alle particolari scelte melodiche, è per me il punto di forza di una band comunque priva di anelli deboli.  Insomma, siamo davanti a un bel disco d’esordio, a una band preparata tecnicamente e, soprattutto, con idee chiare sulla strada da percorrere (cosa non sempre scontata) e ottimi spunti, entrambe qualità non da poco: “Sleeping Sickness“ è un album a mio avviso molto maturo che potrà sicuramente piacere sia agli amanti del rock, sia a quelli del metal. Consigliato. 

 

Alessandro Briganti

85/100