19 SETTEMBRE 2018

Cari amici lettori, oggi abbiamo avuto la possibilità di revisionare ed ascoltare una band rinata dalle ceneri di un vecchio progetto, il quale ha visto la luce circa all’inizio degli anni ‘90 e che sembra essere rinato un decennio fa con delle sfiziose novità: parliamo dei “Wolfen Reloaded” (Ex-”Wolfen”), nati a Monaco, e successivamente risorti, nel 2009, dall’idea del cantante Christian Freimoser, del chitarrista Wolfgang Forstner e del bassista Thomas Rack. La band bavarese non perde assolutamente tempo e nello stesso anno incide e rilascia l’EP “Open your eyes”, il quale raccoglie riscontri positivi da parte del pubblico delle zone locali e limitrofe della band, fino a permettere ai musicisti di partecipare a svariati festival della zona e un tour. Il 22 Giugno 2018 è la data annunciata dai Wolfen Reloaded,  la quale protagonista il nuovo full length, sfornato grazie ad una collaborazione con l’etichetta discografica  “Volcano Records”. Senza sapere cosa ci aspetta e quale genere musicale andiamo a trattare ci mettiamo all’ascolto del suddetto full album, costituito da 10 pezzi, venendo accolti da “Amazing”, brano dalla robusta corazza a base di Hard’n’Heavy, caratterizzato da suoni e mixaggi, su ogni singolo strumento, piuttosto moderni e chiari, armati di basse accordature, le quali costituiscono le fondamenta del genere. Pezzo godibile, niente di più o di meno. Passiamo a “Promise Land”, caratterizzata da un groove prepotente ed energico, i quali vanno ad alternarsi a qualche cambio di tempo, ma comunque, senza troppi fronzoli. Già da qui partono le nostre considerazioni in merito ad alle evidenti influenze derivanti da alcune band Hard Rock di spicco negli anni ‘80 e ‘90, ma ovviamente assimilate alle strutture e rifiniture che personalizzano il sound dei nostri giorni.

Le successive “All the Heroes” e “A milion Faces”, si rivela grazie alla loro natura prettamente Blues, conservandone comunque l’animo Hard’n’Heavy, permettendoci di godere delle calde e suadenti linee vocali di Freimoser, il quale utilizza imperterrito una cristallina tecnica vocale in Cry. Tuttavia, dopo quale minuto dal partenza dell’ascolto dell’album, la monotonia e la pacatezza dello stile dei pezzi possono risultare scontati ed inevitabilmente dover assaporare un gusto di “già sentito” all’interno della personalità dei pezzi stessi. Le stesse considerazioni valgono anche “Frozen” e “Tomorrow Never Comes”, le quali sembrano aver completamente insabbiato le influenze Groove ed energiche della band, concentrandosi invece sui cambi di tempo ed i fraseggi melodici: un po' un peccato! All’interno di questo ascolto sofferto, arriviamo a “Cyber Nation”, brano che ci desta dallo stato di quasi totale indifferenza accumulata e che riprende la rincorsa con ritmiche in ottave, cadenzate e ricchi di breakdown, riprendendo qualche punto di vantaggio e recuperando terreno. Ciò nonostante, confidiamo il fatto di aver completato l’ascolto di “Chaging Time” piuttosto faticosamente ed in maniera poco coinvolta, non perché facessimo altro, ma proprio perché, a nostro avviso, il lavoro faticosamente sudato dai Wolfen, non può vantare di una critica quanto meno sufficiente. A prescindere dalla grande abilità e dall’ottima tecnica che i musicisti hanno messo a disposizione di questo disco e della bontà attribuita alla scelta del sound in fase di registrazione, bisogna riflettere sul fatto che un pubblico di ascoltatori difficilmente si amplierà di fronte ad uno stile cosi trito e ri-trito, specialmente se parliamo di generi come l’Alternative Rock oppure l’Hard’n’Heavy. Oltre al conto non capiamo come la band, nel giro di 10 tracce, abbia saputo tirare fuori i denti e la grinta in solamente 3 pezzi, perdendo quindi, una sostanziosa spinta del suo carattere. A fronte di questo, quindi, invitiamo i Wolfen a rivedere, ed eventualmente modificare, il loro stile, con integrazioni di altri generi musicali o tecniche, e confidiamo in essi che il loro prossimo lavoro sia totalmente privo di lacune che presentino in maniera errata, quello che può essere il lavoro, fautore della loro vera rinascita e, perché no, svolta.

 

Simone Zamproni 

58/100