25 NOVEMBRE 2017

Il progetto ambient Dunkelnacht viene concretizzato in Francia da Heimdall nel 2004. "Das Leiden für die Ewigkeit" esce l'anno successivo, emettendo i primi "gridi d'arte" gothic e ambient attraverso una tastiera. La band vera e propria nasce nel 2005, con Beowülf alla chitarra solista e Exp:/13 (Nygh Gaunt) alla voce principale. Insieme danno vita al demo "Gjennom Tidene Til Døde Guder" (2006), dove i Dunkelnacht passano ad un black metal più classico e, decisamente, "sporco". In seguito, Alkhemohr si occuperà del basso e a sostituire Exp:/13 alla voce sarà Déhà, che ricordiamo essere uno dei più importanti capisaldi del post-black metal underground europeo (Maladie, Lebenssucht, Merda Mundi, Imber Luminis). Il 2010 è l'anno del primo album, "Atheist Dezekration" (M & O Music), black metal sperimentale, dissonante, estraniante e tendente ad un gothic abbastanza timido. Nel 2014, invece, dopo una riformazione della band, Dunkelnacht si rifà e da vita al secondo album, "Revelatio", uscito per la label italiana WhormHoleDeath. Con Frost alla voce e Max Goemaere dietro le pelli, la batteria finalmente diventa vera e la band può finalmente vantare di aver prodotto un ottimo album, sperimentale e originale, dotato di ottima strumentazione e idee più ordinate, seguito da "Ritualz of the Occult" (2016).
Venendo, così, all'EP "Anthropocenia" (2017, WhormHoleDeath), si può notare un miglioramento alle chitarre e un abbandono parziale della tastiera. Di black metal, questo album possiede poco e nulla, quanto più si accosti ad un particolare melodic death metal, influenzato dall'heavy. Si apre con la title track, "Anthropocenia", un pulito melodic death metal che gioca molto su scale e riff quasi arabeschi, ottimamente composta. La traccia aderisce alla strumentale "Extinction", un solo di chitarre acustiche, che riprende le scale a arabeschi della prima, accompagnato dai piatti dietro alle pelli. "Nenia", la terza traccia, anch'essa strumentale, è l'apoteosi della release, dalla quale si evince il miglioramento in chitarra da parte di Heimdall, il quale negli album precedenti manifestava delle lievi pecche dal punto di vista dell'"esperienza". L'album si conclude con "Ikonoklazt", che funge da compendio conclusivo di tutte le nuove influenze della band, lasciando anch'esso spazio ad assoli di chitarra.
Nel complesso, l'EP è persino fin troppo breve rispetto alle aspettative iniziali, antecedenti al primo ascolto, composto di tracce non troppo lunghe. Quasi perfetto, sia musicalmente, sia dal punto di vista del mixing, se non fosse per un basso che, per quanto fosse suonato bene, risultava spesso e volentieri troppo invadente durante gli ascolti, sporcando probabilmente un po' troppo la formidabile svolta ad un melodic death metal alla Dethklok, influenzato da questo curioso heavy metal abbastanza insolito nei Dunkelnacht.

Lineup:
Heimdall: chitarre, tastiera
Alkhemohr: basso, cori
M.C. Abagor: voce
Tegaarst: batteria

 

Alexander Daniel
 85/100