19 APRILE 2018

I Dystersol nascono nel 2013 ad Aflenz, in Austria; è una band di Metal Moderno. Con la loro prima Uscita "Welcome the Dark Sun", registrato nel 2014, la band ha sperimentato diversi

sottogeneri e ha usato questa ambiguità per creare un album sperimentale.

Dopo numerosi concerti in Austria e Germania (incluso il famoso Kaltenbach OpenAir) E anni di intenso lavoro di scrittura,  il loro concetto era diventato chiaro: chitarra pesante e dirompente, riff, linee di basso e schiaccianti tamburi, contrabbasso, possenti orchestre e synth per fornire una solida base alle voci in growl e in scream, senza compromessi. 

Lo stile dei Dystersol non può essere accostato a un genere specifico, tuttavia è sicuramente eccitante per tutti coloro che amano il metal moderno sperimentale.

Il loro secondo Full-length intitolato "The Fifth Age of Man" verrà pubblicato il 4 maggio 2018. Registrato presso Realsound Studio in Italia, masterizzato presso New Alliance East e distribuito tramite la loro etichetta Wormholedeath Records. I Dystersol sono orgogliosi di condividere con il pubblico, la loro musica con tematiche che traggono spunto dall’antica mitologia. Questo album affronta alcuni dei problemi ricorrenti nella storia dell'umanità.

Si tratta di un buon album di modern metal: le sperimentazioni all’interno dell’album sono numerose e ben amalgamate tra di loro che rendono il sound dei “Dystersol” unico e inconfondibile; questo nuovo album intitolato “The Fifth Age of Man" (La quinta età dell'uomo), promette quello che mantiene. Rispetta anche la promessa di portare chi ascolta attraverso la mitologia greco/romana lungo un cammino costellato dalle ataviche problematiche dell’umanità, e l'album risulta così unificato e amalgamato da esse.

Riguardo l'artwork: in bianco e nero, con un semidio in primo piano, che tiene in catene un soldato ai suoi piedi, sullo sfondo una città distrutta.

L'album contiene 14 brani. 

In apertura la title track “Fifth Age of Man”: la canzone inizia con una marcia di antichi guerrieri che vanno verso un campo di battaglia, poi tutti gli strumenti entrano insieme alla voce del cantante, l'ascoltatore si trova catapultato in mezzo al frastuono della battaglia, dove i pensieri dei combattenti sono molteplici e contrastanti. Un’ open album potente e aggressiva che fa subito capire a cosa si andrà in contro durante le successive tracce. Un lavoro di sound writing eccezionale con le tastiere ad addolcire il sound, per esaltarne l'epicità.

Si continua con “Life amongst the Ruins”: canzone meno epica della precedente con uno stile più classico e di puro Melodic death metal, canzone breve ma intensa. 

D'andamento agogico molto elevato, catapulta l'ascoltatore in un vortice di emozioni contrastanti; qui le tastiere rendono il sound più fluido e in alcuni frangenti sperimentale. Questo brano fa capire come la band sia capace di alternare momenti dal carattere maestoso ad altri più tranquilli e riflessivi, senza incappare in riff banali o ripetitivi.

Terza traccia è “Down to Nothing”: canzone sperimentale che passa dal melodic death della traccia precedente a un heavy death. In questa il growl del cantante è molto potente e gutturale, e confonde l'ascoltatore che inizia a comprendere e a immedesimarsi nel popolo greco dell’età del ferro: con tutte le difficoltà del periodo, compresa la paura di essere ucciso senza immotivatamente. La band ci vuole comunicare, a noi dell’età moderna, le peripezie e le difficoltà sempre esistite.

Quarta traccia “End of the Fall”: canzone con un’intro lunga, l'ascoltatore si sente spaesato dall'intensità e dall’epicità del brano, l’esecuzione trasfonde la potenza a chi ascolta. La forza del gruppo si sente interamente, e lo stato d'animo dell’ascoltatore viene pervaso da disperazione e paura e al contempo anche da frustrazione. C’è tutto in questa traccia la band riesce a trasportare l’ascoltatore nella mitologia greca e nella vita del popolo di quel periodo.

Quinta traccia “Winterking”: traccia meno potente musicalmente rispetto alla precedente, il punto di forza di questo brano sta nelle emozioni che trasmette, la disperazione che trapela dalla tecnica e il lavoro di tastiere ed il synth magistrale.

Queste cose rendono il songwriting una cosa unica, confondono e spaventano l'ascoltatore, però mantenendo acceso il suo desiderio di scoprire come andrà a finire, così, col fiato sospeso, lui si aspetta nuove emozioni delle tracce successive ed è spinto a proseguire.

Sesta traccia “Tragedy of the gifted Ones”: canzone melodica con una cadenza non troppo incalzante, tuttavia, intrisa di emozioni che si trasmettono dirompenti in ogni singolo passaggio e in ogni nota che viene suonata. Il finale lento, un’arpa, chiude la traccia, questo inserire qualche strumento della tradizione folk sottolinea e rimarca la parte emotiva di questo brano.

la prima parte dell’album si chiude con la settima traccia dal titolo “Night of the Hunter”: una delle canzoni più sperimentali dell’intero album, con strumenti folk come violini e tastiere, che la rendono ancor di più storica e maestosa, epica. Suscita un tripudio di emozioni, felicità, tristezza si contendono in contemporanea la traccia in un tiro alla fune; il lavoro dei musicisti è eccezionale la tecnica e sublime.

la seconda parte dell’album si apre con l'ottava traccia “Children of the Wasteland” buona canzone meno intensa delle precedenti, una traccia più tranquilla con il solito filo contutore delle emozioni umane, sempre presenti. L'ascoltatore si trova in mezzo al popolo degli antichi greci e percepisce tutte le difficoltà durante il periodo carestia e povertà, le guerre interne tra le diverse città, come un’immagine marcata dell’epoca messa in musica, in questa traccia ci si sofferma sulla tristezza.

Nona traccia “Beyond Blood”: canzone emozionante, ha un’intro lento e epico, con il passare dei secondi aumenta e continua per tutta la traccia questa sensazione di Potenza, riesce a portare chi ascolta in questo viaggio fatto di emozioni sempre più acute.

Decima traccia “Olimpia” canzone molto potente e piena di emozioni, l'ascoltatore viene travolto in pieno dal significato che la band voleva dare al brano epico allo stesso tempo intriso di malinconia una dei brani più strazianti dell'interoalbum trasmette moltissimo, lasciando l'amaro in bocca alla fine, una malinconia velata.

Undicesima traccia “Comforting the Soulless”: canzone emozionante e l'ascoltatore rimane incantato nel sentire tanta potenza, in sottofondo le tastiere trasportano il malcapitato ancora una volta nella guerra delle emozioni.

Terzultima traccia “PsychoPath”: traccia spendita che fa da ponte tra la antica civiltà greca la civiltà attuale, con una struttura musicale complessa ed emozionante. Nel mondo moderno si prova sconcerto e paura ma la canzone ha un carattere tale che riesce a trasformarle in emozioni positive.

Penultima traccia “Danse Macabre”: trascinante, si torna nell’antica Grecia davanti a un tempio degli dei, dove sacerdoti e sacerdotesse intonano preghiere, si stanno preparano a un sacrificio, scandalizzano e sconfortanti di nuovo chi ascolta, ponendolo di fronte alla crudità scarna dei sacrifici.

L' album si chiude con “End Game”: ottima traccia a conclusione del viaggio: l'esercito rientra in città, chi ascolta ritorna al suo tempo, alla propria vita con la consapevolezza delle emozioni provate insieme all’esercito, si chiudono i fili della trama lasciati in sospeso nelle tracce precedenti: il campo di battaglia è pieno di cadaveri, i giochi finiscono, come anticipato dal titolo. Anche ascoltatore 

Tutto ritorna al proprio posto, l'ascoltatore torna in sé stesso, dopo aver imparato che la vita può essere piena di sorprese e di speranza di miglioramento per l'uomo.

Quest'album è complicato e stancante, lungo nella sua interezza, perché le canzoni sono piene di significati e si devono ascoltare più volte per capirli  appieno. La band ha saputo unire magistralmente il metal moderno con il melodic death e il folk meta, loro sono un buon esempio di come anche il metal moderno può essere intriso di emozioni e non di cose scritte a tavolino per prendere più pubblico possibile. Una registrazione magistrale senza sfumature e senza sbagli.

Lo consiglio a tutti gli amanti del genere, soprattutto se volete essere trasportati nell’antica Grecia.

 

Daniele Blandino

90/100