24 NOVEMBRE 2018

Oggi abbiamo voglia di riportare voi, cari lettori, agli albori dei vostri primi approcci con la musica Rock! Per tanti, il Punk Rock ed il Grunge sono stati un po' come pietre miliari che hanno simboleggiato gli stati di iniziazione ai suoni energici e potenti, quindi se queste frasi, anche in piccola parte, rispecchiano quello che è stato il vostro approccio allora la band di cui vogliamo parlare potrà stuzzicarvi, si tratta dei “F.U.A.”. Nati a Purmerend in Olanda, da un’idea del batterista Sander Pietersen, il quale, oltre ad avere già confidenza con il genere, aveva la mente orientata esattamente a che tipo di sound voleva proporre. Alla sua causa si unisce anche la cantate Daphe De Heij, che trova lo stile e le idee di Sander molto intriganti ed originali e successivamente la formazione della band viene completata con l’integrazione del chitarrista Mitchell Verschoor e del bassista Robbert Van der Bijl (Bakkie). Nel corso degli anni la band inizia a scrivere materiale inedito, presentato poi ovviamente ai vari live, costituiti da vari festival locali e svariati pub. Nel 2016 vengono contattati dall’etichetta WormholeDeath Records, la quale trova diversi spunti interessanti nello stile e nel carattere della band, che permetteranno ai F.U.A. di firmare un contratto e di registrare presso il RealSound Studio a Langhirano, il loro primo full length “Socially Transmitted Disease”, rilasciato il 28 Settembre 2018. Come sopra premesso, la band è dotata di una personalità Punk Rock al 100%, con inserti piuttosto melodici e Groove di piacevole ascolto. Attenzione, quello che propongono i F.U.A. è un Punk eseguito nella maniera più classica e “sobria” che ci sia. Al netto di questo potremmo subito dire che tutte le 14 tracce presenti nell’album hanno una fortissima influenza con quello che fu il primissimo Punk americano ed inglese, quindi non aspettatevi la cattiveria Thrash-core/Cross Over trasudare da ogni poro! Senza andare ad approfondire ogni singolo pezzo, vi possiamo dire che in generale il carattere dell’album ha un stile gradevole, con qualche influenza melodica radicata dal Pop, basti ascoltare le tracce “M.O.U.S.”, “Hey, hello!” e “Love you”. Il lavoro effettuato in studio risulta di ottimo impatto, ogni strumento è stato mixato a dovere, avendo oltretutto avuto cura della loro equalizzazione, specialmente nei confronti del sound della batteria, il quale regala ai pezzi la giusta energia e carica che rispecchia il Punk. Ritmiche lanciate e piuttosto forti le abbiamo ascoltate nei pezzi dal carattere più Rock come “Make Punk Great Again”, “Fake” e “I Want To Hit You In The Face” (in queste ultime due potrete godere di alcuni riff di basso niente male, tra l’altro). Il fattore che però ci fa storcere il naso è la mancanza, quasi totale, di vocalizzi sporchi, grezzi e ruvidi da parte di  Daphne (ad eccezione della traccia “Wankers In Blue”), la quale per la maggior parte del tempo utilizza un tecnica strettamente pulita. Certo con questo non intendiamo una voce da lirica, ma che, a nostro avviso, la tecnica stessa non fa altro che “spompare” le ritmiche potenti e veloci dei musicisti al suo fianco e questo è un vero peccato, perché va ad incidere in buona parte sulla resa dei pezzi, specie in fase live, in cui, come molti di voi sanno, quella definizione che hai su un album viene automaticamente diminuita almeno del 50%! Tuttavia, siamo convinti del fatto che non tutti gli ascoltatori ricercheranno dalla cantante un carattere di questo tipo, a fronte del fatto che, comunque sia, i pezzi sono alla portata di tutti. Potremmo quindi darvi delle buone notizie con “Blame It On The Weed” e “S.T.D”, tracce di carattere Rock, più classico rispetto ai pezzi precedenti e che sicuramente verranno apprezzate da un pubblico più ampio. Pubblico che sicuramente troverà sfizioso “Socially Transmitted Disease”, godendo di un ascolto ricco di vitale essenza Rock e che potrebbe risultare di particolare interesse per le nuove leve del genere musicale. 

Noi della redazione, nonostante ciò, confidiamo in un parziale rinnovamento stilistico da parte dei F.U.A. all'interno del prossimo lavoro, perché di fatto abbiamo trovato qualche lacuna dettata dalla superficialità nell’approccio al Punk. Quindi, magari inserire alcuni Groove e ritmiche dalla scuola dell'Heavy Metal o lavorare su un sound che sia orientato più verso il Thrash, con influenze più cruente e rozze, oppure l’integrazione di rimtiche in sedicesimi, sormontate da tappeti di doppio pedale e così via. Potremmo trovare mille consigli da dare ai musicisti olandesi, ma starà a loro decidere come muoversi per creare il loro stile personale e costruire il carattere unico della band. Fino ad allora concenderemo a questo lavoro una lieve sufficienza.

 

Simone Zamproni

64/100