13 FEBBRAIO 2019

Devo confessarlo: non ho mai seguito la scena Underground giapponese con particolare attenzione: per me il Giappone è sempre stato un paese pieno di attenzione verso il Metal che arrivava da tutto il resto del mondo e, a parte i nomi più in voga (chi ha detto X-Japan??) e quelli del panorama Black Metal, come gli Abigail e pochissimi altri, la mia attenzione non si è mai rivolta molto alle produzioni metalliche del Sol Levante.

Potete immaginare dunque la mia sorpresa quando mi è giunto alle orecchie questo “Deus Ex Machina” degli Heterogeneous Andead, un gruppo di giovani metalheads di Tokyo che dal 2012, per merito del batterista e leader Yusuke Kiyama, hanno intrapreso il loro percorso musicale prima con un EP dal titolo inequivocabile, ovvero “Undead”, ed ora con questo LP. 

Alla chitarra troviamo Masaja Kondo, al basso Takashi Onitake e alla voce Haruka una ragazza dalle sorprendenti doti canore.

Ma cosa ci propongono i nostri quattro loschi figuri nipponici?

Partiamo dall'artwork in puro stile del moderno Brutal/Death, che unisce elementi meccanici cyber a parti del corpo (ovviamente morto), teschi, vertebre e compagnia ossea in primis. Una copertina d'impatto anche se abbastanza nei canoni del genere suddetto.

Parliamo ora della musica proposta dai nostri quattro Samurai.

Si inizia con la velocissima ”Flash of Calamity” sparata in faccia e subito la voce growl di Haruka attira l'attenzione come una calamita, sorprendendo ancora grazie alla possibilità di passare subito ad una voce melodica da mezzo-soprano che mette i brividi e lascia di stucco. Il suono in sé è chiaro e potente, tutti gli strumenti sono dosati al meglio, permettendo di distinguerne sempre le note. L'assalto dei nostri è costante e perennemente scandito dalla batteria che, come una mitragliatrice, tiene ben spinto l'acceleratore della canzone. L'assolo di Kondo si mostra subito sugli scudi, veloce, preciso, molto debitore allo stile di Kerry King (va detto) ma sicuramente in grado di lasciare un segno nella traccia.

Tutta la canzone presenta un substrato di synth molto moderno che, nelle parti dove spicca la voce melodica di Haruka, rende ancora più melodico l'assalto incessante dei nostri.

“Denied” è la seconda traccia proposta ed è subito diventata la mia preferita grazie alle sue spiccate doti Industrial-metal e alla voce della cantante, che si dimostra in grado di poter sconfinare anche in ambiti Black grazie ad uno scream molto malvagio e calibrato.

Anche qui l'assalto è veloce e non cede di un millimetro, con la solita formula a cui gli Heterogeneous Andead sembra vogliano abituarci: un Death Metal quasi Brutal, molto legato ai riff della prima scuola Thrash americana, con una batteria che ricorda le creazioni dei ferocissimi gruppi tedeschi infarcendo il tutto con sintetizzatori che danno quel tocco di industrial molto moderno, vicino a quanto proposto dai mitici Strapping Young Lad.

La traccia successiva si chiama “Hallucination” e segue ancora come un treno la locomotiva sparata a mille guidata dalla batteria. Anche qui la soluzione sonora è la stessa, ovvero riff granitici su un tappeto di synth, una batteria schiacciasassi e un basso che macina riff come se non ci fosse un domani, per poi arrivare alla parte melodica della voce dove, invece di aprirsi, rimane granitica e lascia solo alla cantante il compito di rendere melodico un pezzo che altrimenti non fa prigionieri. 

Anche “Tentacles” segue lo stesso filone delle tracce precedenti, rallentando un filino la velocità di esecuzione grazie al pezzo con gli accordi aperti che lascia respirare un attimo l'ascoltatore. 

“Automaton” è la canzone a cui i nostri hanno dedicato un video disponibile online e di cui vi consiglio la visione per vedere all'opera i nostri quattro nipponici. La canzone in sé contiene tutti gli elementi che identificano il gruppo ed è un'ottima fotografia di quello che gli Heterogeneous Andead possono proporre. 

“Unleashed”, “Tyrant”, “Obfuscation” e “Demise of Reign” continuano senza grandi rivoluzioni quanto già proposto dai nostri nelle tracce precedenti. Da segnalare in “Obfuscation” l'uso di un timido Blastbeat che aggiunge velocità e dinamismo alle già sparatissime composizioni musicali del gruppo. 

Siamo così giunti all'ultima traccia, ovvero “Fleeting Dawn”, che chiude questo album e... Sorpresa! I nostri ci stupiscono con un pezzo melodicissimo che parte con un delicato pianoforte e prosegue su un'azzeccatissima melodia vocale totalmente clean (in lingua madre) che mette ancora una volta in luce la grande capacità canora di Haruka. Gli accordi aperti, la melodia, la batteria che conduce per mano il pezzo rendono questo una specie di power-ballad che (devo ammetterlo) mi ha sorpreso non poco.

Gli Heterogeneous Andead hanno fatto davvero un bel lavoro con questo “Deus Ex Machina”. Hanno saputo miscelare, nella loro proposta musicale, la giusta dose di Thrash Metal (nei riff, negli assoli e nei tempi della batteria), Industrial Metal con i Synth, aggressività growl data dalla voce di Haruka e melodie che vi si stamperanno nella mente dopo alcuni ascolti.

La proposta è interessante, tuttavia, pecca ancora di poca originalità. L'elemento di forza del gruppo può essere sicuramente la voce growl di Haruka, ma il suo tono di growl si assesta sempre sulla stessa tonalità, tendendo alla lunga a rendere la prestazione vocale poco dinamica e monolitica, nonostante le vette che riesce a raggiungere nelle parti da mezzo-soprano. Un po' più di cattiveria vocale qua e là avrebbe reso il tutto più violento, senza compromessi e dinamico.

Una gradita sorpresa, comunque, questi Heterogeneous Andead, che meritano di essere seguiti con attenzione sia dentro che fuori dalla madrepatria, anche solo per avermi fatto ricordare che, se rinascerò in Giappone, voglio chiamarmi Takashi e pilotare un robottone.

 

Mauro “Micio” Spadoni

80/100