Ithilien: gruppo autodefinitosi FolkCore dal Belgio, che combina la tradizionale folk belga, suonato con cornamuse fiamminghe, ghironda, bouzouki, con i moderni death e metalcore.

Dopo vari cambiamenti, anche drastici, sia a livello compositivo che di formazione, godono di una line-up stabile sin dal 2012 e lavorano duramente su musica, immagine e performances live nel concetto di essere qualcosa di più di una folk-metal band ed esprimere un proprio carattere.

Influenzati da gruppi come Parkway Drive, Architects, All Shall Perish e molti altri, si apprestano al loro secondo album, a distanza da circa 4 anni dal primo, con suoni decisamente più curati e arrangiamenti meno protesi al solo death.

Personalmente trovo un buon miglioramento a 360 gradi dal loro primo lavoro. Oltre ad un mastering più caldo e definito, di una qualità sonora neanche paragonabile al precedente lavoro, la piacevole sorpresa è nelle tracce, in cui si spazia molto più fra core e folk senza esagerare con il lato death, dando molto più risalto agli strumenti a fiato e trovando un modo “originale ma non troppo” di accostare due generi che normalmente poco si prestano l’uno all’altro.

La band presenta una buona base su cui si può ancora crescere, in linea di massima si ha un ritmo abbastanza carico e martellante per l’headbanging, come per i brani “Edelweiss”, “Blindfolded”, “Shaping The Soul”; mentre la strumentale “Emma” a mio avviso crea molto più l’atmosfera in live, motivo per cui l’avrei considerata perfetta in sequenza come eventuale “out-ro” finale dell’intero album. Le altre canzoni presentano una cadenza molto più folk classica sia nei ritmi di batteria che nelle melodie, in cui alcune volte lo strumento a fiato sovrasta forse troppo fra le varie strofe tendendo ad auto inflazionare la propria parte.

A questo proposito, ci sono alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati a livello compositivo, la sola presenza del canto invariabilmente growl nell’intero album appesantisce molto l’ascolto, rendendo le canzoni troppo simili l’una all’altra e facendo percepire le variazioni solo ai più navigati ascoltatori o ai soli amanti del core.

Soprattutto in un genere in cui si potrebbe veramente variare molto l’utilizzo di ogni componente e strumento, si potrebbe fare un notevole step di qualità inserendo ad esempio parti di voce melodica femminile, che si accosterebbe molto bene in qualsiasi refrain o strofa, aggiungendo molta più enfasi in ogni singolo, o dare prevalenza alla parte folk con melodie dominanti, quindi non solo come accompagnamento e/o sottofondo.

Ci sarebbero anche da menzionare le intro un po' troppo prolisse in alcune canzoni, con la stessa strofa ripetuta più volte (troppe) come ad esempio nelle canzoni “walk away”, “the dive” e “the bear dance”. Queste sono le più afflitte, non è mai consigliabile mantenere lo stesso giro dell’intro arrivando quasi al primo minuto, anche variandolo leggermente, semmai lo si può riprendere successivamente “di ritornello” evitando qualsiasi rischio di sembrare ripetitivi.

In ogni caso, la marcata ridondanza a livello generale, sia nella linea ritmica di batteria che di chitarra, è una tendenza che si evidenzia un po' in tutti i brani, sintomo che anche in questo contesto, qualche buon passo si potrebbe fare ispirandosi proprio ai cambi ritmici ad-hoc degli artisti a cui proprio il gruppo si ispira maggiormente, estrapolandone i vari pregi ed elaborandoli in un proprio modo.

Quest’ultimo se risolto, seppur un modesto dettaglio, consentirebbe loro di raggiungere alti livelli, poiché la tecnica esecutiva e “l’amalgama” del gruppo ci sono, e danno una buona base su cui ci si può ancora lavorare e migliorare, facendo attenzione a quei particolari in cui purtroppo molti incappano, che finiscono con il calare drasticamente la potenza e l’attrattiva di buona parte dell’album.

Da quel che si può vedere nei pochi video live che girano sul web, girati perlopiù dai vari fan attraverso smartphone, è comunque un gruppo che merita di essere visto dal vivo ove ci fosse l’occasione, poiché manifestano una buonissima esecuzione e molta più energia, sia dei brani più recenti che passati. Devo dire anzi, che nei loro panni, mi appresterei a fare più video live, ripresi con strumenti professionali, in modo da poter far conoscere ed espandere ciò che veramente è l’essenza degli Ithilien, un’ottima precisione e potenza, unite ad una bella atmosfera che questa band sa creare con il pubblico in un contorno di folk metal per i più appassionati, che in ciò che hanno registrato in studio si perde in modo notevole.

In sintesi, la sostanza c’è, più di qualche asperità da ridefinire, ma sono certo che con la buona preparazione dei musicisti di cui è composta questa band, col tempo avranno modo di fare di meglio. Prendendo in esame solo l’album in questione, è comunque abbastanza per una piena sufficienza.

 

 

Gianluca Moretti

68/100