4 MAGGIO 2018

La band greca Masquera di Ferro nasce nel 2013 a Patras, Peloponneso, e nonostante la sua giovane età ha all’attivo 2 full-length: “Reflection” (2014) e “Stalactites” (2016), registrati sotto l’ala protettrice dell’etichetta italiana Worm Hole Death ,che non si è mai posta confini nei suoi orizzonti musicali, riuscendo ad avere al proprio interno un’impressionante varietà musicale invidiabile ed una qualità elevata delle sue uscite discografiche. Una di queste e l’album “ Stalactites”, che si presenta come un disco da mille sfaccetatture e con un’immensità di stili proprosti e ben ammalgamati fra loro, cominciando da un Alternative in stile Disturbed, passando per il gothic e groove, toccando persino influenze in stile Metalcore, Heavy, Melodeath, ecc. Insomma, un disco in cui si può trovare un’impressionante maturità musicale ed una lucidità e precisione maniacale in ogni riff e passaggio strumentale. Notevole la produzione, così come  ottimo il songwriting ed i testi. 

Bello l’effetto delle tastiere che danno sempre un valore aggiunto ad ognuno degli  11 brani presenti nell’album, massicce le chitarre ritmiche con il loro suono arioso e molto tagliente, bellissima la lead con  il suo suono mistico, con quelle note compresse  ma molto espressive, quasi da Power Metal o Melodeath, buono il basso molto aggressivo che da una nota ancora maggiore di aggressività ma allo stesso tempo di melodicità. Ottima anche la batteria, molto precisa e cadenzata,con dei passaggi molto armoniosi e fantasiosi. Fenomenale la voce, che ricorda molto le band come Staind, Three Doors Down, Mudvayne , ma che avvolte arriva persino a sembrare My Dyinf Bride, con il suo timbro magico  e maestoso.

Da sottolineare brani come “Enough”, un pezzo accattivante, a tratti oscuro, dannatamente triste, che trasmette una malinconia che corrode l’anima di ogni ascoltatore . Superlativa prova dei musicisti greci nella traccia “Stalactites”, dove troviamo groove a volontà, chitarre pompose, un mix strano ma sicuramente riuscito di violenza e melodicità, uno dei brani più riusciti del cd. Notevoli anche brani come “In Human Code” e “Persona”, dove si possono percepire e sentire tutti i sentimenti ed emozioni  immessi in questo lavoro da tutti i musicisti che vi hanno partecipato, specialmente nelle stupende parti acustiche, che fa si che la durezza del metal mista con l’eleganza del gothic qui diventi sublime. Un'altra traccia da segnalare vivamente è sicuramente “Spartacus”, dal tiro epico e battagliero, quasi da Melodeath o Power,  con tanto di “tupa-tupa” degno del miglior epic metal senza “fronzoli”. Tutto l’album poi è permeato da una certa nostalgia e tristezza di fondo, che rende affascinate il suono di ogni singola nota venuta fuori dagli strumenti, voce compresa. 

Insomma, “Stalactites” sarà sicuramente un degno pezzo da collezione per ogni amante della musica buona, che presenta infinite sfaccettature e arricchisce l’orizzonte musicale di chiunque è alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma che non esce da certi standard di qualità e raffinatezza.

 

Dmitriy Palamariuc

84/100