1 GENNAIO 2018

Data di uscita: 8 dicembre 2017

Genere: melodic death/groove metal 

 

Tracce: 

1. Headless Existence 04:02  

2. Blind Men Rules the Earth 03:29  

3. Forgotten 05: 11  

4. No End 03:48  

5. Infection 02:58  

6. Leave the Bones 03:36  

7. Goodbye to Sanity 03:41  

8. I See Dead People 04:00  

9. Jokers & Liars 03:39  

10. Nothing 04:17

 

Line up:

Ole Olsen - chitarra 

Marius Pettersen - batteria 

Day Kopperud - basso 

Tom Angel - chitarra 

Robert Arntsen - voce

 

Per chi non li conoscesse, i Mecalimb sono un gruppo proveniente dalla fredda e lontana Norvegia, formatosi nel 2005 e con all’attivo vari lavori con i quali si sono fatti conoscere dal pubblico nel corso degli anni. Ad oggi della formazione originaria è rimasto solo il chitarrista (e autore della maggior parte dei brani) Ole Olsen, accompagnato da altri quattro componenti che si sono succeduti nel tempo in fasi alterne. 

Da allora ci hanno regalato vari lavori, dal primo “Mechanical Recipe” del 2009 all’ultimo “XIII”, uscito originariamente nel 2015 tramite una etichetta indipendente e, ora, proposto da WormHoleDeath da dicembre 2017.

Facile intuire che non parliamo di glam metal, né tantomeno power metal; siamo di fronte a puro death metal melodico, con forti influenze thrash e groove. 

L’album è composto da dieci brani, per un totale di poco meno di 40 minuti, ma si capisce sin dalla prima traccia l’essenza dell’album; suoni cupi e rabbiosi che si mescolano con melodie ben strutturate e potenti, il tutto accompagnato da una voce pesante e greve. 

Facile intuire i vari riferimenti della band, anche perché è lampante il richiamo ad altri gruppi più longevi e che sono sulla scena da ormai svariati anni.  Ma ciò non deve far pensare che il lavoro non sia buono, anzi! Le sonorità tipiche scandinave si mescolano alle melodie thrash e alla potenza del groove, formando un sound davvero potente che, accompagnato dalla voce di Robert Arntsen, fa tremare i muri.

La sezione ritmica è martellante e costante in quasi tutti i brani; la batteria, la vera protagonista, è potente ed incessante per dare il giusto ritmo e il giusto corpo all’album; le chitarre contribuiscono con lo spirito thrash metal, per dare velocità e armonia al tempo stesso. 

Altra componente caratterizzante è sicuramente la voce, in pieno stile growl, che dà pesantezza e, al tempo stesso, la necessaria cadenza ai brani. Forse molto (troppo) simile a tonalità già sentite, ma è pur vero che il cantante riesce bene a modulare sfumature e velocità in base alla potenza da sprigionare all’interno del brano. Insomma, si vede che c’è padronanza della tecnica, e non fa niente se è già sentito.

“Forgotten”, “Goodbye to sanity”, “Infection”, “No end” sono i brani che più di tutti caratterizzano l’album, racchiudendo le varie influenze della band e soprattutto i vari generi, dal groove a punte di speed. 

In conclusione, l’album è suonato bene e sicuramente getta le basi per altre sperimentazioni, anche per trovare un proprio sentiero e caratterizzarsi nel vasto panorama musicale. 

 

Maria Grazia Sabella

83/100