1 GENNAIO 2018 - 24 OTTOBRE 2018

24 OTTOBRE 2018

 

“XIII” è il titolo dell’ultima fatica dei Mecalimb per l’etichetta statunitense “Wormohole Death”. Band death metal norvegese dal sound decisamente pesante, colorato da qualche influenza thrash qui e li, soprattutto nelle scelte ritmiche, e da una grande considerazione e attenzione per tessiture armoniche che donano a tutti i pezzi delle svolte melodiche che aiutano a far scorrere e ascoltare tutto l’album con molto piacere anche se non si è grandi ascoltatori di metal tendente all’estremo (la prima impressione è stata quella di sentire gli “In Flames” di “Clayman” che è un album che ho particolarmente apprezzato da adolescente)

In ogni caso con “Headless Existence” iniziano le martellate, questi ragazzi sono una furia e lo dimostrano fin da subito con un susseguirsi di riff spietati spinti da una sezione ritmica che come un treno porta fino all’apertura melodica che tutti aspettavano nel ritornello. Non finisce qui perchè la canzone presenta un equilibrio eccellente tra le varie parti che portano a conclusione il pezzo. Un inizio da 10 con tutti gli elementi per aspettarsi un ottimo proseguimento nell’ascolto. 

“Blind Men Rules the Earth” è la seconda traccia. Quasi subito veniamo investiti da tutta la potenza della band che di nuovo ci da questo ottimo equilibrio tra riff oscuri, melodia, velocità e groove. Il ritornello, accompagnato da un groove largo e poche note distintive rimarrà piacevolmente impresso nella testa di chi ascolterà questo album. Un ritmo tribale, un basso e, in seguito, una chitarra minimale introducono “Forgotten” terza traccia di “XIII”. Ci troviamo di fronte a un pezzo decisamente più “groovy” nelle sue varie sezioni. I riff e lo stile vocale contribuiscono notevolmente a dare al pezzo un’aria pesantemente cupa, quasi opprimente. Procediamo con “No End” che con il suo incedere militare ci da quello che volevamo sentire dopo una traccia come “Forgotten”, fin qui dunque trovo ottime anche le dinamiche dell’album visto nella sua interezza, con un’alternanza tra tracce più scure, più groovy, più veloci, melodiche o violente come in questo caso in cui troviamo una sezione ritmica e dei riff decisamente di matrice più thrash metal.

Dalla velocità del thrash metal torniamo al groove, a quel palleggiamento che ci fa sbattere la testa con gusto. “Infection”, oltre a varie soluzioni simpatiche ed efficaci per sostenere nel modo giusto questo ritmo quasi ballabile, ha un ritornello enorme e corale che mira a farsi ricordare e ad essere cantato da tutto il pubblico.

“Leave to the Bones” è facilmente interpretabile come doom nel suo prologo, subito dopo tutto ci torna familiare, un pezzo tendenzialmente serrato e veloce, scuro, ma che lascia il giusto spazio a sezioni più groovy e melodiche in puro stile “Mecalimb” così come la traccia successiva “Goodbye to Sanity” colorata da alcuni riff che ricordano alla lontana dei giganti chiamati “Pantera”

“I See Dead People” è puro thrash intervallato da un ritornello tipicamente melodic death, un’apertura affidata a un bel gioco di chitarre armonizzate ci porta alla conclusione di un pezzo senza infamia ne lode.

“Jokers and Liars” si sviluppa su progressioni e melodie un po’ più tradizionali e su delle ritmiche serratissime, strumentalmente sembra un pezzo power metal a cui la voce growl del cantante dona quel carattere che lo lega al resto dell’album.

La chiusura “Nothing” è un altro esempio della padronanza dei diversi stili che influenzano i Mecalimb, riff cupi, death metal, thrash metal, melodie e groove di quelli che fanno sbattere la testa, il ritornello con una linea melodica ben distinta ma palese e che si fa ricordare e seguire facilmente per le linee vocali catchy.

Per concludere i Mecalimb sono influenzati da tantissimi stili differenti che nel giusto equilibrio hanno formato il loro sound personale fatto di potenti ritmiche, riff da un lato taglienti e dall’altro molto melodici, una vocalità che anche nel suo “estremismo” non rinuncia a cercare soluzioni accattivanti all’orecchio e soprattutto ogni pezzo risulta solido nella sua costrizione e comprensibile in ogni sua parte senza mai ricorrere a scelte forzate ma al contrario in un susseguirsi molto naturale di elementi che aiutano a rendere più facile l’ascolto e l’apprezzamento dell’album.

 

Massimiliano Lepore

90/100


 

1 GENNAIO 2018

 

Line up:

Ole Olsen - chitarra 

Marius Pettersen - batteria 

Day Kopperud - basso 

Tom Angel - chitarra 

Robert Arntsen - voce

 

Per chi non li conoscesse, i Mecalimb sono un gruppo proveniente dalla fredda e lontana Norvegia, formatosi nel 2005 e con all’attivo vari lavori con i quali si sono fatti conoscere dal pubblico nel corso degli anni. Ad oggi della formazione originaria è rimasto solo il chitarrista (e autore della maggior parte dei brani) Ole Olsen, accompagnato da altri quattro componenti che si sono succeduti nel tempo in fasi alterne. 

Da allora ci hanno regalato vari lavori, dal primo “Mechanical Recipe” del 2009 all’ultimo “XIII”, uscito originariamente nel 2015 tramite una etichetta indipendente e, ora, proposto da WormHoleDeath da dicembre 2017.

Facile intuire che non parliamo di glam metal, né tantomeno power metal; siamo di fronte a puro death metal melodico, con forti influenze thrash e groove. 

L’album è composto da dieci brani, per un totale di poco meno di 40 minuti, ma si capisce sin dalla prima traccia l’essenza dell’album; suoni cupi e rabbiosi che si mescolano con melodie ben strutturate e potenti, il tutto accompagnato da una voce pesante e greve. 

Facile intuire i vari riferimenti della band, anche perché è lampante il richiamo ad altri gruppi più longevi e che sono sulla scena da ormai svariati anni.  Ma ciò non deve far pensare che il lavoro non sia buono, anzi! Le sonorità tipiche scandinave si mescolano alle melodie thrash e alla potenza del groove, formando un sound davvero potente che, accompagnato dalla voce di Robert Arntsen, fa tremare i muri.

La sezione ritmica è martellante e costante in quasi tutti i brani; la batteria, la vera protagonista, è potente ed incessante per dare il giusto ritmo e il giusto corpo all’album; le chitarre contribuiscono con lo spirito thrash metal, per dare velocità e armonia al tempo stesso. 

Altra componente caratterizzante è sicuramente la voce, in pieno stile growl, che dà pesantezza e, al tempo stesso, la necessaria cadenza ai brani. Forse molto (troppo) simile a tonalità già sentite, ma è pur vero che il cantante riesce bene a modulare sfumature e velocità in base alla potenza da sprigionare all’interno del brano. Insomma, si vede che c’è padronanza della tecnica, e non fa niente se è già sentito.

“Forgotten”, “Goodbye to sanity”, “Infection”, “No end” sono i brani che più di tutti caratterizzano l’album, racchiudendo le varie influenze della band e soprattutto i vari generi, dal groove a punte di speed. 

In conclusione, l’album è suonato bene e sicuramente getta le basi per altre sperimentazioni, anche per trovare un proprio sentiero e caratterizzarsi nel vasto panorama musicale. 

 

Maria Grazia Sabella

83/100