18 AGOSTO 2018

Tracklist

1. Kingmaker
2. Dust
3. Nevermore
4. Mirrors
5. Sheep Counting
6. Rise
7. The Shaming
8. Pawns and Kings
9. Sightlines
10. Pain
11. Sacrifice

 

Nato nel 2005 in Finlandia il progetto None Dare Call It Conspiracy ha vissuto momenti difficili sin dalla sua nascita tra cambi di formazione, l’allora batterista Tonmi Lillman trovato morto nel suo appartamento, debiti e chi più ne ha più ne metta. Ma la creatura di Toni Toikkanen (basso) e Jani Elokoski (Chitarra) giunge al suo secondo disco, “Pawns and kings”, dopo il debutto “Tales of the lost” di qualche tempo fa.

La matrice musicale si rinnova pur non tradendo ciò che era, grazie ad una produzione decisamente più patinata, unendo nu-metal a venature heavy, thrash e soprattutto death. Tornano le linee vocali scream/growl di “Tales od the lost” a braccetto con i giri di voce in pulito. 

Nel suo complesso “Pawn and Kings” non è mal suonato, non è complicato da ascoltare tutto d’un fiato, tutto sommato non difficile da assimilare in una decina d’ascolti e non è un brutto disco. Possiede delle buone tracce e diverse buone idee, ma fatica ad incidere. Non stiamo parlando di un lavoro freddo, no, bensì di un lavoro che non è riuscito a raggiungere a pieno il suo scopo, pur provandoci con tutte le sue forze.  In poche parole è tutto un già sentito molto ben impacchettato (fresco è il contratto con la “Whormole Death”), dove la formazione scandinava ci prova, osa, ma non tira fuori la giusta magia. Una traccia meritevole d’una breve analisi è “Mirrors”, semplice, abbastanza immediata e munita di quel ritornello sufficientemente radiofonico da rimanere il giusto in testa. Tecnicamente una delle più basilari dell’album, per nulla la traccia che cambierà il destino della musica, ma forse l’episodio più facile da apprezzare; perfetta per catturare l’attenzione dell’ascoltatore più distratto e senza particolari pretese. Volendo citare qualche episodio un filino più raffinato la closer “Sacrifice” concede una degna parola fine al percorso; senza dimenticare l’opener “Kingmaker” della quale è reperibile il videoclip apposito; ma in generale la scaletta propone episodi abbastanza godibili. Volendo cercare il pelo nell’uovo avrebbe sicuramente giovato premere un pochino di più sull’acceleratore, difatti sotto questo aspetto pezzi come “Rise” e “Sacrifice” risultano una vera e propria manna. Ma, ripeto, “Pawns and Kings” è tutto tranne che un disco difficile da digerire.

Non un brutto lavoro, sa divertire e si vede che, comunque, c’è una certa voglia di fare da parte di chi lo ha composto.  

Meritevole di una possibilità.

 

Jonathan Rossetto

65/100