13 NOVEMBRE 2018

Band: Sercati

Album: Devoted, Demons and Mavericks

Data di rilascio: 21 Settembre 2018

Etichetta: WormHoleDeath Records

 

La giornata uggiosa  ed il tempo piovoso regalano, a noi della redazione, la giusta atmosfera per esaminare la band che tratteremo oggi: i “Secrati”, progetto nato a Liegi (in francese “Liege”) in Belgio, nel 2013, da un’idea partorita dal chitarrista e leader della band Simon Charlier, il quale dopo aver registrato 2 full length, decide di assoldare due nuovi membri. Entrano così a far parte del progetto il bassista e cantante Steve Fabry ed il batterista Yannick Martin ed immediatamente riprendono i lavori per il nuovo album.

Il 21 Settembre 2018 la band rilascia “Devoted, Demons and Mavericks”, il nuovissimo lavoro sfornato dalla nuova formazione, grazie ad un accordo con l’etichetta discografica WormHoleDeath Records.

A detta del chitarrista Simon, i Sercati hanno sempre trasudato il loro stile grazie ad una rocciosa componente lirica, caratterizzata da una cronistoria (o più semplicemente “concept”) in tutti i pezzi degli album partoriti. Tali racconti, scolpiti nei loro pezzi, narrano la storia di Nightstalker, un angelo sceso dal paradiso sulla Terra, con l’obiettivo di salvare l’umanità dall’incontrastata potenza e perfidia delle malvagie truppe di Lucifero, il quale vedrà come acerrimo nemico, appunto, l’angelo salvatore.

Ascoltando la musica dei Sercati, tutto ciò viene descritto e narrato mediante una fortissima influenza Melodic/Black Metal, non così spinto come potrebbe sembrare, anzi, considerate pure la componente melodica l’aspetto che fa da padrone in “Devoted, Demons and Mavericks”.

L’album parte con “Countdown to Apocalypse”, breve intro composto da un riff presso che lento, melodico e di impatto godibile, che abbraccia l’inizio di “Shockwaves Of The Countdown”, pezzo dai riff lenti, cadenzati e con una palese componente Black Metal melodica, potremmo anche definirla “Avant-garde”, data la modernità dell’esecuzione del pezzo e della scelta degli accordi.

Certo è che non ci troviamo davanti ad un album Black Metal dalle marce influenze scandinave degli anni ‘90, ma bensì un Black Metal rivisitato ed all’avanguardia con i tempi. La successiva “Time Of Loss” conferma le nostre considerazioni fondate sui pezzi precedenti, ossia la forte presenza di ritocchi in chiave moderni, in grado di far vivere il Metal blasfemo in una maniera più immediata e alla portata di una cerchia di ascoltatori più vasta, a nostro avviso.

Gli amanti del Folk troveranno di loro godimento, di certo, la traccia “Under The Velvet Mask”, pezzo che già accenna qualche vena compositiva di stampo scandinavo  e che regala al pezzo un pizzico di malvagità in più, miscelato sapientemente a melodie di strumenti a fiato e violini, i quali non possono che far altro che rafforzare la personalità melodica della band. Un pezzo ottimamente godibile per le nostre orecchie, non c’è che dire! Stessa cosa per quanto riguarda “Fight To Dust”, brano costruito su una solida base Folk/Power dai suoni poderosi e che vi porteranno in un immaginario di guerra e devastazione. D’altronde stiamo parlando della guerra tra il bene e il male!

Più energica e lanciata risulta, invece, “Dream Devourer” con i suoi riff in ottave ed una struttura della batteria di stampo un pelo più Old School rispetto agli altri pezzi. Da notare la cura nella scelta dei suoni: tutti gli strumenti risultano decisamente calibrati, con suoni dal carattere grezzo, spinto ma definito allo stesso tempo.

Dettaglio scontato, ma lo precisiamo comunque, sappiate che  Steve adotta una brutale tecnica in screaming puramente intrisa di malvagia e crudeltà, come vuole la buona tradizione del Black Metal.

Non si smentisce “An Appointement Between Hell and Heaven”, altro pezzo piuttosto energico, con la stessa vena e personalità melodica; altro pezzo che, da noi, è considerato di buon gusto da un pubblico più vasto rispetto al solito Black Metal supersonico e grezzo.

Se vi piacciono i riff di basso distorti e pesanti ascoltatevi “Cathartic Bomb”, nel quale proprio il basso e l’elemento che fa da padrone a tutto il pezzo, basato su un riff lento ma di grandioso impatto sonoro.

Per il meritato riposo dei timpani i Sercani ci hanno preparato “The Purgatory”, brano, anche questo, con una buona dose di Folk, premeditata grazie ad un intro suonato con una sfiziosa chitarra classica e che successivamente sfocia in un’esecuzione aggressiva e potente, sempre sorretta dai pilastri melodici.

Considerazioni? Partiamo subito col dire che questo album è veramente alla portata di tutti i metallari, anche per quelli che si immaginano il diavolo alle spalle, non appena viene nominato il genere del Black Metal. A nostro avviso, qui ci troviamo davanti a si un album dalla chiara influenza Black, ma lo stesso tempo trattato e ridimensionato in un chiave a cui tutti possono prenderne ascolto, senza problemi, senza timori e senza troppa noia o aspettativa.

Siamo quasi del tutto convinti che i Sercati abbiamo fatto la mossa giusta per cominciare ad espandere le loro cronistorie sulle avventure di Nighstalker ad un pubblico più vasto, giovane e maturo, perché questo è quello che si può attingere da un album di questo calibro.

 

Simone Zamproni

79/100