24 OTTOBRE 2017

I 'The Shadeless Emperor' sono una band greca nata nel 2009 a Larissa, città e capoluogo della regione della Tessaglia. La formazione della band è composta da Ethan Tziokas (scrittore dei testi, vocalist e flautista), Tasos Bebes, Chris "Saithroll" Mitros (chitarre), Filippos Salapatas (basso, sintetizzatore) e Thanos Posonidis (batteria). Le tematiche della band sono fantasy, basati sulla la letteratura, sulla mitologia e sulla filosofia. Dopo aver pubblicato una demo nel 2013 e un singolo nel 2016, nel 2017 vede la luce il loro primo full-lenght intitolato “Ashbled Shores" rilasciato il 1° agosto per l’etichetta italiana “WormHoleDeath".

“Oaths" è la traccia che introduce il disco. A fare da atmosfera ci sono rumori di tempesta, onde che si infrangono e del fuoco che brucia la legna a cui segue una dolce melodia di chitarra acustica con una profonda voce narrante. La title track “Ashbled Shores" ci fa entrare nel vivo del sound della band. I blast beat di batteria non si fanno attendere, le melodie di chitarra che si intrecciano, il profondo growl di Ethan Tziokas mostrano un’influenza degli Hypocrisy più moderni. Poco prima della metà del brano a fare da quiete alla tempesta sonora c’è una rilassante parte acustica che vede anche suoni di flauto con delle ritmiche di percussioni che offrono uno stile sicuramente folk.

Progressivamente si intrecciano a questi suoni acustici i riff distorti di chitarra a cui poi si associa nuovamente la batteria e il resto degli strumenti. Seguono fantastici assoli di chitarra che proseguono anche con la ricomparsa della linea vocale. I colpi di rullante accennano “Sullen Guard" che ci porta sulle sonorità tipiche di band come gli In Flames pre-2002 o i Dark Tranquillity tra riff e drumming. Poco dopo c’è un gioco sonoro di botta e risposta che vede da una parte la chitarra ritmica con i suoni riff e dall’altra parte la chitarra solista insieme alla batteria.

Poco dopo la canzone assume un andamento cadenzato in stile doom con delle voci atmosferiche di sottofondo che offrono decisamente un’atmosfera oscura. Il brano torna comunque presto alle ritmiche in blast beat e successivamente con ritmi mid-tempo con colpi in doppia cassa che rinvigoriscono con efficacia il sound seguendo le melodie delle chitarre.

La quarta traccia è “Homeland", che inizia con ritmi sincopati e riff di chitarra stop-and-go su per poi avere un tappeto di doppia cassa a scandire le ritmiche-mid tempo con le linee melodiche della chitarra solista che si intervallano ai riff della chitarra ritmica stoppati e ripresi nella plettrata.

Al termine della prima parte del brano, la chitarra solista crea un ponte melodico restando l’unico strumento in azione. Si velocizzano subito dopo le ritmiche che vanno su uno stile più thrasheggiante. Alla ripresa dei riff alternati a livello ritmico, seguono alcuni fraseggi di basso da parte di Filippos Salapatas che vanno da un’ottava più bassa a quella più alta.

Degli arpeggi di chitarra acustica interrompono momentaneamente l’aggressività del brano che però viene presto ripresa con ritmiche ancora più veloci e con riff di chitarra e linee melodiche differenti. Inoltre si aggiunge la presenza di una seconda voce con un cantato pulito baritonale che accompagna la prima voce in growl. Durante la furia dei blast beat, le melodie delle chitarre si intrecciano e la batteria finisce sempre per scandire in modo differente le linee melodiche fino a portare accenti anche in controtempo sul rullante. Il brano arriva al termine con delle ritmiche più semplici che seguono l’ultimo motivo melodico che in chiusura vede la comparsa di una voce narrante.

In “Shades Over The Empire" c’è una varietà di ritmica che va dal blast beat all’uso di controtempi e arricchimenti con colpi di doppio pedale.

Anche qui non mancano le voci in pulito che accompagnano la voce in growl e dopo poco, verso la metà del brano, arpeggi di chitarra acustica si alternano ai riff distorti. Nella composizione presenta anche un momento dedicato a delle melodie acustiche folk che vedono la presenza di arpeggi di chitarra classica seguiti dai suoni del flauto di Ethan Tziokas e dalle percussioni che accompagnano ritmicamente le melodie. La sesta traccia si intitola “Duskfall" e mostra un’atmosfera malinconica con una grande presenza di ritmiche mid-tempo piene di controtempi. Particolare è la presenza di un sintetizzatore che accompagna i tristi fraseggi melodici della chitarra. “Some Rotten Words" è componimento strumentale di pianoforte che presenta melodie drammatiche ed è suonato dalla tastierista Xanthi Economidou. Con “Helios The Dark" si ritorna alle melodie trionfanti e ad un sound robusto.

Verso la metà della canzone c’è un motivo sonoro basato su arpeggi dissonanti di chitarra acustica suonati velocemente con un senso di irrequietezza. Il tutto si lascia accompagnare da qualche fraseggio di chitarra elettrica. Seguono dei breakdown a base di palm-muting proposti dalla chitarra elettrica e i growl profondi di Ethan, subito dopo la chitarra solista da un’ottima prova solistica. Ma il momento più interessante è quello dell’arpeggio acustico che prende vita subito dopo con delle nuove melodie che si lasciano accompagnare dal cantato melodico pulito. Le sonorità della composizione non lasciano attendere troppo la presenza di suoni energici, e quindi il sound si rinvigorisce tra le distorsioni dei riff della chitarra ritmica e di quella solista che riprende il fraseggio melodico precedente del motivo acustico in maniera eccellente. Segue in chiusura il suono di un pianoforte che propone nuovamente lo stesso tema melodico.

“Olethros" mostra delle melodie più malinconiche e una brova prova vocale della voce pulita che raggiunge i picchi più alti del suo range vocale a livello di intonazione. Seguono intrecci melodici, ritmiche veloci e qualche bel gioco ritmico da parte della batteria durante i suoi passaggi. Ci sono delle parti che sono chiaramente influenzate da alcuni criteri compositivi tipici degli In Flames dell’album “Lunar Strain" sia per quanto riguarda le melodie e sia per le varie ritmiche. La traccia si rivela una buona dimostrazione del songwriting da parte dei The Shadeless Emperor, che riescono continuamente a stupire per la ricerca dei suoni e delle ritmiche che rendono l’ascolto vivace. “Too Far Gone" si fa introdurre da arpeggi di chitarra acustica e subito dopo si carica di un sound massiccio al punto giusto tra i colpi in blast beat di batteria che tornano più veloci che mai e dai fraseggi melodici della chitarra solista in tremolo picking. Molto interessanti si rivelano i breakdown presenti a metà composizione grazie ai

passaggi ritmici della batteria e alle linee sonore aggressive proposte dalla chitarra. Dopo una breve ripresa del tema principale della canzone seguito dalla voce growlante, la band torna a proporre breakdown dove viene anche offerto spazio alle sonorità del flauto. Il brano termina sulla base dei doppi colpi di cassa e le melodie delle chitarre che si intrecciano tra di loro.

Il disco termina con “An Ember Gale" che ha presenta una struttura ritmica con riff con uno schema “stoppato-ripresa" per quasi tutta la sua durata e con parti più cavalcate all’inzio. Trova anche spazio un interludio strumentale con magnifici arpeggi chitarra acustica. Poco prima della fine del brano c’è un incremento della velocità con uso di blast beat e tremolo picking che strizzano l’occhio al black metal. Presto viene ripresa una ritmica mid-tempo dove ci sono comunque armonizzazioni da parte della chitarra solistica con plettrata alternata e infine, a concludere il componimento, c’è un ritorno dell’arpeggio già presentato nell’interludio.

Terminato l’ascolto si può dire che i The Shadeless Emperor, con “Ashbled Shores", si sono dimostrati un’ottima band con un gran livello creativo ed esecutivo, scrivendo un disco validissimo di stile Melodic Death.

Se vi piacciono band come gli In Flames – dal 1993 al 2000 - , i Dimension Zero, i Dark Tranquillity e i Nightrage, vi consiglio di ascoltare quest’album.

 

Daniele 'Nadhrak' Parisi

90/100