19 GENNAIO 2018

La nostrana Xenoglossy Productions si accinge a dar luce. giorno 19 gennaio per l'esattezza, in formato mini-CD, a questa singolare release: si tratta di Vessel of Iniquity, EP omonimo dell'esordiente progetto one man band britannico firmato Alexander White, un nome non propriamente nuovo alle scene del metal estremo, dal momento che White è attivo dagli anni '90 ed è soprattutto noto per i suoi Uncertainty Principle (drone/funeral doom), The NULLL Collective (funeral doom) e Thoraxembalmer (black/death). 

Come già anticipato, Vessel of Iniquity è un lavoro piuttosto particolare: siamo di fronte a un miscuglio non sempre del tutto riuscito ma comunque interessante, tra ambient, blast beat cattivissimo, black metal violentissimo e voci e suoni che sembrano risalire direttamente dall'Ade accompagnate da chitarre e batterie petulanti. Il ritmo è costante, non troverete particolari variazioni di mood nell'arco di questo quarto d'ora intriso di disperazione e morbosa follia orrorifica. Piuttosto, farete i conti con una sensazione di oppressione continua, che farà vibrare le corde della vostra psiche "punta" nei suoi tormenti più profondi: il rumore impera, soprattutto nel primo brano, Void of Existential Terror, in cui distinguere una melodia, nella sua accezione più popolare e facilmente afferrabile almeno, risulta difficile. 

Delle voci che sembrano voler dare un ultimo, definitivo verdetto sulla bontà della nostra anima ma apparentemente provenienti direttamente da essa fanno da sfondo alla traccia d'apertura, quella più d'impatto "avanguardistico" del trittico. Le altre due tracce, Where Even Nothing Is Something e Chroronzon, ci investono con una cattiveria sempre presente, ma più modulata grazie a delle linee melodiche e dei riff più distinguibili e qualche pausa in più nell’oppressivo marasma sonoro che Vessel of Iniquity ha coraggiosamente confezionato. Il senso di quel vuoto, nero, claustrofobico, immanente e trascendente al tempo stesso in cui Void of Existential Terror ci ha ferocemente gettato lascia spazio ad un ascolto più profondo e consapevole dell'arcano messaggio rivoltoci. In tal senso, il cerchio si chiude perfettamente con Chroronzon dunque, con la parola ripetuta a mo' di inquietante litania da assorbire e far propria nel profondo. 

Volendo tirare le somme su questo ep (non propriamente semplice da commentare per la sottoscritta), è innegabile che si tratti di una sperimentazione assai interessante: stiamo parlando di pura avanguardia estrema. Tuttavia, a volte il rischio è un serio disorientamento: distorsioni, vene lontanamente noise e industrial, rumori che ricordano a tratti i ”bianchi" da radiazioni  e un generale senso di terrore la fanno da padrone. È un incubo che vuole trasmettere un messaggio e White sapientemente concentra una simile commistione in soli tre brani. Nonostante ciò, l'ascoltatore potrebbe finire per ritrarsi a metà ep per l'entità stessa di quel senso di opprimente sepoltura dato dalle vibrazioni dei brani confezionati.

L'ascolto è consigliato, ma non semplice ad un primo impatto. Raccomandato certamente agli amanti del black, ma con una certa cautela. Ai più curiosi in termini di sperimentazioni musicali senza frontiere e dello spirito Avant-garde (e a chi non teme il rumore bianco come me!), invece, piacerà senza indugi, non fosse altro che per il tentativo, apprezzatissimo. Rimane da chiedersi se in futuro il nostro abbia intenzione di concedersi al full-lenght: in tal caso, una direzione più definita da perseguire sarebbe forse auspicabile. 

Comunque, rimaniamo volentieri sintonizzati. 

 

Caterina La Grotteria

67/100